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YOUNG SYRIAN LENSES – MEDIA ACTIVIST IN ALEPPO

Esistono guerre che, purtroppo, sono troppo spesso dimenticate. Distratti da altri eventi, da altre notizie, da altri input da “prima pagina”, accade che i media accantonano conflitti feroci, sanguinari, per cui la comunità internazionale non agisce lasciando un popolo al suo destino, decimato da mesi – o anni – da bombardamenti, attentati ed esplosioni continue.

La situazione in Siria rientra esattamente in questi parametri: Noi Mondo Tv si è sempre occupata  di pubblicare e diffondere reportage, servizi, interviste, proprio per non dimenticare il terribile conflitto che sta annichilendo l’intera Nazione. Vogliamo farlo anche oggi, condividendo il Teaser del documentario “Young Syrian Lenses – Media Activist in Aleppo”, il lavoro del giovane cineasta Ruben Lagattolla e del fotografo senigalliese Enea Discepoli.

In un’intervista al portale Young – The social paper, di cui riportiamo uno stralcio, Lagattolla racconta la sua esperienza: “[...] E’ nata come rivoluzione ma è una rivoluzione armata dunque è guerra, sebbene nata pacificamente. Può essere considerata una guerra civile perchè siriani sparano contro siriani, ci sono cecchini che fanno turni come impiegati d’ufficio, ci sono indubbiamente ingerenze straniere ma per me è guerra. Abbiamo seriamente rischiato che ci sparassero addosso. C’è uno squilibrio enorme di forze, lo “stato” ha elicotteri dai quali sgancia i barili esplosivi, armi pesanti, uno schieramento apparentemente infinito di cecchini. La cosa più brutta, almeno ad Aleppo, è che bombardano con armi non convenzionali (barili di diametro 80 cm / 1 metro, alti 1,5 metri, saldati a mano – alcuni cadono e non esplodono- ) lanciati da 4000 metri. Non li vedi ma li senti, tutto il giorno, senza sosta. E la gente sempre con il naso in su ad aspettarsi il peggio. A quella quota la bomba non arriva su un obiettivo preciso ma cade su ospedali, moschee, musei, ecc. Una potenza di fuoco spaventosa; ho visto una scuola elementare inghiottita da una voragine di 10 metri, un palazzo completamente sventrato in cui hanno perso la vita 12 bambine. Perchè tutti, indistintamente, vengono colpiti, giovani, vecchi, bambini [...]“.

Alla domanda “cosa speri di ottenere da questo reportage”, il regista risponde: “Credo di aver già ottenuto qualcosa. Ho ragionato sulla vita, ho capito l’importanza di vivere in una nazione in pace. La prima notte non ho dormito, ho pianto soltanto. Dopo aver ceduto al sonno, al mio risveglio, mi sentivo grato. Di ciò che avevo già vissuto. Grato di ciò che avevo. Pronto a rischiare per fare qualcosa di utile. E’ cambiato il mio rapporto con la morte”.

Le immagini di questo video, particolarmente crude, danno l’idea di che cosa sia e cosa comporti esattamente il conflitto in Siria.

Fonte: Young – The social Paper

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