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UOMO E NATURA: L’EQUILIBRIO DELLA COMPLESSITÀ

18 marzo 2015
ogm

Secondo il rapporto annuale redatto dal Norwegian refugees council (Nrc) e dal centro studi norvegese International Displacement Monitoring Centre (IDMC), i cosiddetti “profughi climatici” nel mondo superano di gran lunga il numero dei profughi causati dalle guerre: nel 2013 ci sono stati 22 milioni di sfollati a causa dei disastri naturali. In aggiunta la proiezione delle Nazioni Unite per il 2050 è ancor più allarmante: si parla infatti di 200 milioni di individui costretti a migrare dalle proprie case.

Utilizzando questi dati per evidenziare collegamenti che altrimenti non risulterebbero immediati, tenteremo in breve di introdurre una delle tematiche ambientali più controverse e spinose, ovvero quella degli Organismi Geneticamente Modificati. Lo faremo appoggiandoci al testo della biologa Daniela ContiLa favola degli Ogm” scritto assieme a Ferdinando Cerbone, che tenta di evidenziare in modo fruibile e sintetico la Complessità di ciò che significano oggi le interazioni tra l’uomo, la natura, l’agricoltura e il cibo.

Siamo partiti volutamente dai flussi migratori dei rifugiati climatici per far capire come le tematiche correlate con il clima e quindi con la vita, dagli Ogm alle catastrofi naturali, non possano essere trattate in compartimenti stagni, ma necessitino di essere considerate nell’evidenza che tutto si muove attraverso trasformazioni continue sfocianti nel flusso vitale che fa appunto della Complessità la sua meraviglia in divenire. Prendendo spunto dal testo si vuol anche rimarcare l’idea che questi prodotti altro non sono che una delle tante facce di un più largo approccio metodologico nei confronti della natura, che vede nella mentalità antropocentrica, che considera l’uomo come Padrone, l’unico modo di interfacciarsi ad un mondo di risorse considerate infinite solo in base al nostro uso e consumo. E’ proprio all’interno di questa visione della realtà che prende corpo e vigore la sperimentazione prima e la messa in commercio poi delle piante costruite attraverso la manipolazione genetica per il settore agro-alimentare. Le idee cardine che trapelano all’interno del testo sono da un lato quelle di rendere chiaro come questi prodotti avranno ripercussioni e conseguenze imprevedibili sia sul medio-lungo periodo, sia sul delicatissimo equilibrio evolutivo della terra basato sulla biodiversità, secondo i dati sperimentali ad oggi in nostro possesso; dall’altro che queste sperimentazioni già presenti sul mercato come prodotti stanno fruttando grandi profitti alle multinazionali che ne detengono il brevetto e che tentano quotidianamente di allargare i loro interessi finanziari ad aree geografiche sempre più vaste a scapito dei dubbi sollevati da sempre più interlocutori (vedi trattato TTIP sulla liberalizzazione dei mercati).

 Il libro: “La favola degli Ogm” intende raccontare appunto l’evoluzione di questi prodotti che cominciano a proliferare sulla nostra terra al di là delle facili propagande e degli slogan da parte dei loro creatori, facendo emergere dubbi e domande dove invece sembrano voler esserci solo certezze. L’idea portante è quella di reclamare il proprio diritto a sapere cosa mangiamo e cosa soprattutto ci riserverà il futuro pensando ai nostri figli. Concluderemo questo breve articolo ricordando una famosa citazione tratta da un insegnamento dei nativi americani della tribù dei Piedi Neri, che pensiamo valga più di tutte le parole che potremmo continuare a spendere in merito: “Non bisogna mai lasciare tracce così profonde che il vento non possa cancellare”. 

Per saperne di più: www.complessita.it

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