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UN’ALTRA STORIA “BUROCRATICA”

1 dicembre 2014
emra

Questa è la storia di Emra Gasi, un ragazzo nato in Italia da genitori scappati dalla guerra della ex Jugoslavia nel 1991. In questo momento si trova rinchiuso in una stanza, a 800 chilometri dalla sua casa di San Donà, in un CIE.

La settimana scorsa è stato fermato a San Donà di Piave, dove risiede dal 2000. Aveva la carta di identità italiana, ma non sapeva di dover avere il permesso di soggiorno perché fino a che era minorenne era registrato sul permesso soggiorno del padre, che come la madre e il fratello ne aveva uno illimitato. E’ positivo all’epatite C e ha un handicap cognitivo certificato dal suo medico curante. Nonostante tutto è stato portato al CIE di Bari. Quando compì 18 anni avrebbe dovuto attivarsi per i nuovi documenti in modo da ottenere la cittadinanza, ma nessuno lo mise al corrente. In quel periodo Gasi divenne tossicodipendente, il fratello si ammalò di cancro, il padre morì e la mamma è analfabeta. Fortunatamente il ragazzo è uscito dal tunnel della droga, vorrebbe rifarsi una vita ma presto gli toccherà rientrare in “patria” ovvero in Serbia, paese nel quale è neanche mai stato né parla la lingua. E Gasi ha paura: «Non ci voglio andare in Serbia, io mi sento italiano, come tutti».

Fonte: Corriere della Sera

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