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TWITTER, FACEBOOK, YOUTUBE: INNOVAZIONE O MINACCIA?

12 agosto 2014
paesi che bloccano internet

I social media non sono solo un luogo nel quale postare o parlare di nuove mode o dell’ultima vacanza. Sorprendentemente alcuni stati come Egitto e Ucraina hanno “testato sulla loro pelle” che i  social network sono fonte di scambi di opinioni, esperienze, di osservazione diretta e testimonianza di avvenimenti e fatti, sono luoghi virtuali nei quali le persone si incontrano, uniscono e creano rivoluzioni. Per questa ragione alcuni governi sentendosi minacciati dalla loro straordinaria potenzialità, hanno limitato o addirittura bandito l’uso di Internet nei rispettivi paesi.

Ecco alcuni dettagli sui paesi che vietano Internet o ne controllano la navigazione e alcuni modi per “baypassare” la censura e tentare di aprirsi al mondo.

Corea del Nord:
Praticamente da quando esiste il mezzo tecnologico, ne è bandito l’uso per prevenire qualsiasi comunicazione esterna che non sia definita o monitorata dal governo. In Kwangmyong esiste una Intranet locale, utilizzata più che altro per scambiarsi messaggi di auguri di compleanno; nell’Università di Scienza e Tecnologia di Pyongyang gli studenti laureati e i professori sono autorizzati ad accedere ad Internet ma sopraffatti dal timore, scelgono di non farlo; inoltre l’uso del 3D è possibile tra i visitatori stranieri ma assolutamente vietato per i cittadini nord coreani.

Iran:
L’uso di Internet è bandito dal 2009 a seguito delle elezioni presidenziali. Qui una commissione formata da 13 persone determina quali contenuti web possono essere trasmessi in Internet ma è noto il fatto che le decisioni vengono prese in modo molto lento. Gli unici modi per avere accesso alla navigazione sono stranamente, essere un Ministro o far parte dell’organizzazione no profit Project Ainita che concentra i propri sforzi appunto sulla promozione dell’uso libero di Internet in Iran.

Cina:
Questo paese blocca Internet dal 2009 quando a Xinjiang ebbe luogo la pacifica protesta della minoranza etnica musulmana denominata Uighurs. Ad oggi, esistono alcuni escamotage per accedere a certi siti nonostante il fervido controllo del governo cinese: per esempio trovarsi nei 17 miglia quadrati della piazza libera da controllo di Shangai oppure essere un dissidente cinese e per lo più informatico, per accedere tramite un file esecutivo ai siti bloccati e infine utilizzare un software anti-censura sviluppato da alcuni volontari di Fulan Gong.

Vietnam:
Sembra che non sia propriamente ufficiale ma dal 2009 alcuni siti e social come Facebook sono stati bloccati; il governo sostiene di non censurarli ma le persone incontrano svariati problemi nell’accedervi. Gli usuari più tenaci hanno capito che sostituendo il dominio con un numero (8.8.8.8. oppure 8.8.4.4.) è possibile navigare. Infine il Decreto 72 applica il divieto di trasmissione di informazioni sulle notizie pubbliche ma non sullo scambio di informazioni private.

Pakistan:
Quando nel settembre 2012 è apparso il trailer del film “The innonce of Muslims” sul web, il governo ha deciso di censurarlo. Ma alcuni riescono comunque a vedere trailer di film ed altro in Youtube grazie ad un’estensione di Chrome nella piattaforma Tune.pk.

Turchia:
Gli abitanti di questo paese hanno visto i loro account Twitter censurati durante due settimane nel marzo 2014 e l’accesso a Youtube è definitivamente vietato dallo stesso mese. Le ragioni? Offuscare e confondere le persone durante le evidenti elezioni corrotte di quel periodo. Nonostante questo si è potuto inviare messaggi nel social network più famoso digitando una scritta (Start to 2444 oppure Start to 2555). ZenMate, Chrome e TunnelBear erano i browers che permettevano di aggirare le censura.

Questa è semplicemente una breve panoramica degli stratagemma utilizzati dai governi nei periodi di crisi e protesta per disincentivare la trasmissione e diffusione di informazioni e immagini a loro sconvenienti, ma abbiamo constatato come è possibile in alcuni modi eludere l’ostacolo.

Chissà quale altra sorpresa ci riservano Internet e i Social Network …

Fonte:
- Mediabistro

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