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SONITA ALIZADEH: CAMBIARE IL MONDO ATTRAVERSO LA MUSICA

Afghanistan, Stati Uniti 30 ottobre 2015

“In Afghanistan una brava ragazza deve essere silenziosa. Una brava ragazza non deve parlare del proprio futuro. Una brava ragazza deve ascoltare la propria famiglia anche quando la costringe a sposarsi con uno sconosciuto. Una brava ragazza deve essere come una bambola e tutti devono poterci giocare. Io non sono una brava ragazza”.

“Io sono una cantante e ho scelto da sola il mio futuro. Io parlo, e per loro è difficile capirlo”.

Sonita Alizadeh ha 18 anni e viene dalla provincia afghana di Herat, non lontano dal confine con l’Iran. Confine che ha attraversato con la sua famiglia tanti anni fa, alla ricerca di una vita migliore, lontana dalla guerra. La sua storia è per alcuni aspetti simile a quella di tante altre ragazze afghane, promessa in sposa all’età di dieci anni, ingannata da bei vestiti e trucchi, negoziata per 9 mila dollari.

Per fortuna il fratello ebbe la priorità e la famiglia decise di investire sul suo matrimonio. Quando a sedici anni si sentì ormai un’adulta e realizzò ciò che stava succedendo, decise che non si sarebbe rassegnata al suo destino da donna afghana.

Ed fu in quel momento in cui la sua vita assunse un aspetto diverso:  Sonita prese in mano carta e penna e cominciò a scrivere.

“Nel nome di questa penna che è la mia arma, e la mia voce che è la voce della mia generazione, lascia che ti racconti la verità, la storia delle donne indifese dell’Afghanistan.”

Con il sostegno di alcuni amici riuscì a comporre segretamente dei brani musicali e in seguito il suo video fu condiviso da tantissime ragazze che riuscivano a capire quello che provava Sonita.  Qualche settimana dopo la sua pubblicazione, Sonita ricevette l’opportunità di andare a studiare negli Stati Uniti, dove non ci sono Taliban che la minacciano, autobombe che esplodono o divieti sulla libertà delle donne.

Adesso ha 18 anni ed è libera di esprimersi come meglio crede. Ha realizzato il pezzo “Vendere le spose in Afghanistan”. Ogni volta che si arrabbia, scrive e canta. La musica è la sua terapia, ma come ha detto lei stessa, è anche la sua arma: l’arma con cui ha scelto di cambiare il mondo.

Fonte: The Post Internazionale

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