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SIRIA: UN GIORNO NEL CONFLITTO…

22 agosto 2014

Basterebbe vivere un solo giorno, anzi poche ore, accanto a chi è  costretto a sprofondare la propria vita dentro l’orrore del conflitto siriano per aprire improvvisamente gli occhi, spalancarli e poi rimanere accecati, inebetiti, frastornati dal dolore. Ma le distanze anestetizzano ed arrivano ad annullare tutto.

Con questo obiettivo, quello di ridurre le distanze e denunciare ciò che sta accadendo e di cui nessuno parla più,  l’organizzazione medico-umanitaria internazionale Medici senza Frontiere ha voluto raccontare in un breve documentario un’intera giornata, vissuta dalla prospettiva degli operatori umanitari, dei pazienti e dei rifugiati, documentando l’orrore e l’impatto che la guerra ha quotidianamente sui civili siriani.

Il video, intitolato “L’impatto della guerra”, è stato girato insieme a registi del calibro di Kate Brooks, Yuri Kozyrev, Moises Saman, Daniel Etter e Ton Koene, che nei mesi scorsi  hanno visitato le cliniche e gli ospedali di MSF negli insediamenti di rifugiati a Domiz in Iraq, nella Valle della Bekaa in Libano, a Ramtha e Amman in Giordania per documentare la situazione e il lavoro che viene svolto nel corso di una giornata dai medici presenti sul campo.

Dopo quattro anni, la guerra in Siria ha ucciso più di 150.000 persone, ha costretto più di nove milioni di persone ad abbandonare la propria casa, un terzo delle quali ha lasciato il paese. Per quanto sconcertanti, le cifre non riescono a trasmettere la reale portata del conflitto, e l’impatto che esso ha sulle vite degli individui. Concentrandosi su un solo giorno, “L’impatto della guerra” mostra l’inesorabilità del conflitto in Siria e la serie di esigenze mediche che giorno dopo giorno devono essere affrontate contemporaneamente in diversi luoghi.

“L’impatto della guerra è così travolgente che è facile perdere di vista ciò che essa significa per i siriani” dice Joanne Liu, presidente internazionale di MSF.“Mentre lavoravo in Siria, alla fine dell’anno scorso, ho visto bambini con ferite da arma da fuoco e affetti da malattie prevenibili, famiglie prive di un riparo adeguato e donne che non potevano dare alla luce i propri bambini in un ambiente sicuro. Vi è una generale mancanza di umanità rispetto alla Siria perché, quando se ne parla, si fa spesso riferimento soltanto a numeri. Questo progetto testimonia il tributo di sangue di un conflitto brutale ed implacabile”.

FONTE: medicisenzafrontiere.it

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