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SIAMO TUTTE REYHANEH!

27 ottobre 2014
reyhaneh-jabbari

Teheran (IRAN) – Le è piombata addosso come un macigno la sentenza che il procuratore di Teheran le ha scagliato contro: «Omicidio premeditato», e nonostante le numerose campagne e gli appelli internazionali per salvarla, Reyhaneh è stata impiccata. 

E’ tremenda l’impiccagione, lo è per chiunque, ma lo è ancora di più se pensiamo ad una giovane ragazza di 26 anni, madre di un bambino, che con straordinaria dignità e coraggio non ha mai abbassato lo sguardo ed ha preferito pagare con la vita la sua reazione ad un tentativo di stupro piuttosto che negarlo.

Reyhaneh era stata arrestata nel 2007, a 19 anni, dopo aver  accoltellato alle spalle e ucciso Morteza Abdolali Sarbandi, ex dipendente del ministero dell’Intelligence di Teheran, che aveva tentato di stuprarla. Di lì l’arresto, il processo (viziato da diverse irregolarità secondo Amnesty International) e la condanna a morte. Se Reyhaneh avesse negato di aver subito un tentativo di stupro, la famiglia della vittima avrebbe potuto salvare la ragazza. Non lo ha mai fatto.

Ora i messaggi di cordoglio fioriscono da ogni parte del mondo. Possibile che i meccanismi della diplomazia non abbiano potuto nulla di fronte a tanto? Oggi la morte di Reyhaneh titola la prima pagina dei giornali di mezzo mondo. Ma se a comparire un po’ di più in quei giornali fossero stati, a tempo debito, il suo coraggio e la sua dignità? 

FONTE: www.ansa.it

 

 

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