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Salute e Donna

Il consultorio familiare in Italia è il luogo in cui vengono garantite le prime forme di assistenza sanitaria e sociale. Il cittadino può rivolgersi al consultorio per:

  • Contraccezione
  • Gravidanza
  • Assistenza dopo il parto e sostegno all’allattamento
  • Vaccinazioni pediatriche
  • Interruzione volontaria di gravidanza
  • Consulenza sul parto in anonimato
  • Prevenzione dei tumori
  • Educazione affettiva e sessuale
  • Disturbi del comportamento alimentare
  • Mediazione familiare in situazioni di separazione e divorzio
  • Fertilità/infertilità
  • Affidi e adozione
  • Violenza e maltrattamenti, sia su donne che su minori
  • Sostegno alla coppia o famiglia in condizioni socio-economiche disagiate
  • Disagio psicologico in particolari momenti della vita (adolescenza, gravidanza, maternità, ecc.)
  • Malattie sessualmente trasmissibili
  • Menopausa
  • Consulenza legale

Il personale del consultorio è formato da operatori specializzati: medici ginecologi, psicologi, ostetriche, assistenti sanitarie, assistenti sociali, avvocati. Il consultorio è un servizio gratuito aperto a tutti; lavora in collaborazione con l’ospedale e con altri servizi del territorio (scuola, comune, associazioni).

Tutte le donne presenti in Italia hanno diritto alla tutela della maternità. Se la cittadina pensa di aspettare un bambino, è bene che si rivolga al suo medico di famiglia o al consultorio più vicino; qui potrà usufruire di un programma specifico di assistenza in gravidanza, un percorso che prevede l’accompagnamento della donna fino ai primi mesi di vita del bambino:

  1. Assistenza in gravidanza: visite ostetriche, ecografie, controlli ed esami, corsi di preparazione al parto e consulenza legale per le lavoratrici.
  2. Assistenza al parto: assistenza durante il travaglio e il parto, educazione e sostegno all’allattamento al seno e alle prime cure al neonato.
  3. Assistenza dopo il parto: visite post-partum (dopo il parto)

Dopo il parto, l’ostetrica rilascerà ai genitori un certificato di assistenza al parto, utile per l’iscrizione del neonato nelle liste anagrafiche. L’iscrizione deve essere effettuata entro dieci giorni dalla nascita presso gli uffici di stato civile del Comune, oppure entro tre giorni dalla nascita presso la direzione sanitaria dell’ospedale.

 

Fino all’età di sei anni i bambini hanno il diritto di effettuare gratuitamente le visite specialistiche, le analisi di laboratorio e altri accertamenti, se il reddito familiare non supera l’importo stabilito dalla legge. Se invece le difficoltà socio-economiche sono più gravi, è possibile consultare un assistente sociale.

 

In Italia alcune vaccinazioni sono obbligatorie per legge: antidifterica, antitetanica, antipolio, antiepatite B; altre invece sono facoltative, ma raccomandate. È bene rivolgersi al pediatra o al consultorio familiare per ricevere ulteriori informazioni e un opportuno orientamento.
Va inoltre ricordato che il bambino che ha già iniziato il ciclo di vaccinazioni nel Paese di origine può continuare il programma di vaccinazioni in Italia, presso il consultorio familiare di appartenenza; è consigliabile presentarsi al servizio muniti del certificato che dimostra le vaccinazioni effettuate.

 

La legge italiana prevede la possibilità di interrompere volontariamente la gravidanza entro 90 giorni dall’inizio dell’ultima mestruazione. Se si vuole ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), è possibile rivolgersi ad un consultorio: qui il ginecologo rilascerà il certificato necessario per sottoporsi a IVG. Questo certificato può essere richiesto anche al ginecologo di fiducia, al medico di famiglia o ad un altro specialista. Ottenuto il certificato, la donna verrà messa in contatto con i reparti ospedalieri di riferimento per l’esecuzione dell’intervento.

 

Subito dopo la nascita (entro qualche giorno), uno dei due genitori dovrà presentarsi alla ASL del proprio Comune con un documento d’identità, autocertificando i dati del bambino che verrà quindi iscritto al Servizio Sanitario Nazionale. Al neonato sarà assegnato un codice sanitario personale, con l’indicazione del pediatra scelto tra i medici presenti sugli elenchi della ASL al momento stesso dell’iscrizione.

La legge italiana consente alle donne di partorire in anonimato (senza cioè dichiarare le proprie generalità e senza mostrare alcun documento) e di non riconoscere il figlio, garantendo allo stesso tempo al bambino il diritto di crescere in una famiglia.

Il parto in anonimato non è considerato un reato e non espone a nessun tipo di sanzione o di segnalazione agli organi di polizia. Dopo aver partorito, la madre può lasciare il neonato in ospedale e avrà 10 giorni di tempo per decidere di riconoscerlo; se ciò non avviene, il bambino sarà dichiarato adottabile e affidato a una delle famiglie in attesa di adozione.

Questa è però una scelta definitiva e non è possibile cambiare idea in seguito.

L’uso corretto dei contraccettivi (metodi che evitano alla donna di rimanere incinta) permette di evitare gravidanze indesiderate e quindi consente di decidere quando avere un figlio con consapevolezza e piena responsabilità.
Oggi esiste la possibilità di scegliere tra numerosi metodi contraccettivi: il personale sanitario del consultorio familiare può aiutare nella scelta della contraccezione più opportuna in funzione delle proprie necessità. Ecco i più conosciuti metodi contraccettivi.

a)-metodi naturali:
questi metodi servono ad identificare il periodo fertile della donna e possono essere utili sia alle donne che vogliono evitare una gravidanza, sia a quelle che desiderano rimanere incinte. Il calcolo del periodo fertile può essere effettuato in maniera diversa, ma non sempre risulta attendibile, anche per la variabilità del ciclo nelle donne; per questo i metodi naturali hanno una bassa efficacia come contraccettivi.

b)-pillola, o contraccezione ormonale:
la pillola blocca l’ovulazione della donna e modifica la funzionalità locale della mucosa uterina e delle tube. È molto efficace per evitare gravidanze indesiderate, ma non protegge dalle infezioni a trasmissione sessuale. Richiede accuratezza nell’assunzione: deve cioè essere assunta regolarmente tutti i giorni per poter essere efficace.

c)-cerotto:
il cerotto si può applicare sulla pelle in varie parti del corpo. Deve essere sostituito ogni settimana e non protegge dalle infezioni a trasmissione sessuale.

d)-anello vaginale:
l’anello vaginale è sottile, trasparente e flessibile. Si inserisce nella vagina e deve essere cambiato una volta al mese, non protegge dalle infezioni a trasmissione sessuale.

e)-preservativo maschile, o condom:
il preservativo maschile è una sottile membrana di lattice di gomma che deve essere infilata sul pene e che raccoglie lo sperma impedendone la fuoriuscita in vagina. Protegge entrambi i partner anche dal rischio di infezioni a trasmissione sessuale.

f)-preservativo femminile:
il preservativo femminile è una morbida e resistente guaina che si inserisce nella vagina prima di un rapporto sessuale per prevenire la gravidanza e il rischio di infezioni a trasmissione sessuale.

g)-la contraccezione iniettoria:
questa tecnica contraccettiva consiste in un’iniezione intramuscolare, mensile o trimestrale, che previene la gravidanza per uno o tre mesi. Questo tipo di contraccezione non protegge dalle infezioni a trasmissione sessuale.

h)-la spirale, o dispositivo intrauterino 23 o IUD:
è un piccolo oggetto di plastica che viene introdotto nell’utero dal ginecologo e di cui la donna non avverte la presenza. La spirale non protegge dalle infezioni a trasmissione sessuale.

Se si è invece avuto un rapporto a rischio di gravidanza, bisogna rivolgersi quanto prima al proprio medico di famiglia, al consultorio o al pronto soccorso, per una consulenza ed un’eventuale prescrizione di contraccezione di emergenza. La contraccezione d’emergenza, chiamata anche contraccezione del giorno dopo, previene la gravidanza dopo un rapporto a rischio non protetto. La contraccezione d’emergenza non protegge dalle infezioni sessualmente trasmissibili e non può provocare aborto se la donna è già incinta.

La sanità pubblica italiana raccomanda a tutte le donne, italiane e straniere, gli accertamenti per la prevenzione e la diagnosi dei tumori femminili. Diversi studi clinici hanno evidenziato che i tumori del collo dell’utero e della mammella possono guarire, se diagnosticati e curati per tempo.
Per questo è importante rivolgersi al consultorio familiare ed effettuare i seguenti controlli:

  • il Pap-test, ogni tre anni, per le donne dai 25 ai 64 anni per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori del collo dell’utero; il Pap-test è un esame che consiste nel prelievo di cellule del collo dell’utero, che saranno successivamente esaminate al microscopio. Il tumore del collo dell’utero si sviluppa molto lentamente e non è visibile con una normale visita ginecologica. Non dà segno della sua presenza per molto tempo, ma è pericoloso se non viene individuato e curato per tempo
  • la mammografia, ogni anno per le donne dai 45 ai 49 anni e ogni due anni per le donne dai 50 ai 74 anni, per la diagnosi precoce dei tumori della mammella; la mammografia consiste nell’ esame radiologico della mammella. Allo stato attuale il tumore alla mammella si può scoprire molto precocemente e la guarigione può essere ottenuta anche senza asportare completamente la mammella.

In molte Regioni è possibile accedere gratuitamente ai programmi di screening per la prevenzione del tumore del collo dell’utero e per la diagnosi precoce del tumore della mammella. Per ulteriori informazioni, rivolgersi alla ASL del proprio territorio.

La menopausa è il momento fisiologico che segna, nella vita di una donna, il termine dell’età fertile. La conseguenza più vistosa è la scomparsa delle mestruazioni.

L’età media in cui si presenta la menopausa oscilla tra i 43 e i 53 anni. Quando si entra in questa fase, lo scheletro comincia a indebolirsi esponendo la donna al rischio di fratture (osteoporosi), mentre aumenta il rischio di malattie vascolari e di tumori alla mammella. È importante tenere sotto controllo le proprie condizioni di salute rivolgendosi al proprio medico di famiglia o al consultorio.

La legge italiana condanna ogni forma di violenza, anche se di natura culturale, che possa ledere all’integrità fisica e psichica della persona, comprese le pratiche tradizionali dannose per le donne e le bambine come ad esempio il matrimonio precoce o forzato e le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF).
Le MGF consistono nella rimozione totale o parziale, o lesione, degli organi genitali femminili esterni, praticata per motivi culturali o comunque non-terapeutici.
In Italia le MGF sono un reato punibile con il carcere. La Legge n. 7 del 9 gennaio 2006 prevede la detenzione da 4 a 12 anni per chi pratica le mutilazioni in assenza di esigenze terapeutiche e con lo scopo di modificare le funzioni sessuali della vittima, con un aumento della pena di un terzo quando la vittima è una persona minore. L’autore è punito anche quando l’intervento è eseguito all’estero su cittadina italiana o straniera residente in Italia.

Molte associazioni di donne immigrate in Italia sono impegnate in attività di prevenzione e contrasto alle Mutilazioni Genitali Femminili, e supportano le donne attraverso la realizzazione di gruppi di mutuo sostegno e la facilitazione dell’accesso ai servizi socio-sanitari. Per questo tipo di problemi è bene rivolgersi al proprio consultorio familiare.

Il 1522 è un numero di pubblica utilità, attivo 24 ore su 24, per 365 giorni l’anno e gratuito su tutto il territorio, che fornisce in diverse lingue alle donne italiane e straniere un servizio di accoglienza telefonica specializzato nell’ascolto e nell’analisi di casi di violenza.
Il servizio fornisce anche indicazioni e orientamento sull’accesso ai centri antiviolenza, ai servizi socio-sanitari, alle forze dell’ordine e ai servizi del privato sociale presenti nel territorio deputati all’aiuto, alla protezione e al sostegno per l’uscita dalla violenza.

Per saperne di più, di seguito il link al sito:

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