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RINCORRENDO LA MIA VITA

2 agosto 2015
mondo

Pubblichiamo la storia di I.E., richiedente asilo che ha voluto condividere con noi il suo passato, il suo presente e le sue speranze per il futuro. Condividendo e rispettando i principi della Carta di Roma, non abbiamo pubblicato il suo nome completo e il suo volto.

 

“Il mio nome è I. E. e vengo dalla Nigeria. Ho perso i miei genitori quando avevo 2 anni.
Secondo la testimonianza della donna che mi ha cresciuto, mio padre era un prete nel villaggio in cui vivevamo. I suoi messaggi di speranza e di giustizia erano “scomodi” così una domenica mattina proprio prima di andare alla Messa, degli uomini entrarono in casa nostra e uccisero i miei genitori.
La vicina, per fortuna, decise di prendersi cura di me e ci trasferimmo nello Stato di Ondo ad Akoko nel nord-ovest della Nigeria. Era il 1997. Questa donna fu come una madre per me: per proteggermi non mi confessò la verità fino a quando non compì 18 anni. Io immediatamente volli sapere i nomi delle persone che avevano ucciso i miei genitori ma lei si rifiutò perché ero furioso e volevo solo vendetta. Lei sapeva che non sarei stato in grado di ragionare e che le mie azioni mi avrebbero provocato ancora più problemi. Improvvisamente poi, il mondo mi cadde addosso: fu quando lei morì a causa di una malattia mortale. Lei era l’unica persona che avessi mai avuto nella mia vita e l’unica che mi aveva amato.
Le cose si fecero davvero difficili: non avevo più una casa e dovetti dormire in strada per diversi mesi cercando di capire cosa fare della mia vita fino a che incontrai un ragazzo. Lui aveva condiviso le mie stesse terribili situazioni e mi propose di andare in Libia insieme. Tentai di riflettere su quale fosse la soluzione migliore per me ma poi compresi che non avevo ne famiglia ne lavoro in Nigeria. Inoltre il mio paese è davvero complesso: pessima amministrazione, lotte continue, persone innocenti uccise senza ragione.
Ero confuso ma decisi comunque di partire con il mio amico e cercare un lavoro in Libia per iniziare una nuova vita. Non mi potevo aspettare di certo un’accoglienza peggiore in un paese che veniva descritto come ricco di opportunità per tutti: in Libia le persone odiano ferocemente i neri e c’è tuttora in atto una vera e propria persecuzione. Così mi resi conto di essere passato da un problema a un altro. Dopo due anni di permanenza in Libia, il mio amico fu ucciso. Era l’unica persona con la quale avevo confidenza là; lavoravamo e passavamo il tempo insieme.
Ho rincorso la mia vita prima in Nigeria e poi in Libia per tutta la mia esistenza. Alla fine decisi di cercare la mia vita fuori dalla Libia perché era l’unica cosa che di fatto desiderassi: lasciare quel paese razzista e difficile.
Salii sulla barca e intrapresi il viaggio attraverso il Mar Mediterraneo. Di fronte a me, vedevo solo felicità, speranza e pace. Pregavo Dio per sopravvivere e per darmi una chance di vivere una vita normale. La nave di salvataggio italiana arrivò precisamente quando le onde erano in procinto di affondarci tutti.
Adesso sono in Italia e vorrei solo lavorare, avere una famiglia ed essere felice. Ne sarò grato per sempre.”

 

 #PerNonEssereUnNumero  #RaccontiDiStorie  #ImpariamoAConoscerci 

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