NoiMondoTV

La webTV che parla la tua lingua

progetto cofinanziato da
Unione Europea Ministero dell'Interno
Fondo europeo per l’integrazione di cittadini di paesi terzi
facebook
twitter
YouTube

Rifugiati ad Ancona: la testimonianza dell’ass. Shimabara

ANCONA 11 aprile 2014

Nella giornata di ieri sono giunti ad Ancona circa 150 profughi. L’Associazione Shimabara ha inviato al portale MeltingPot il proprio contributo e la propria testimonianza scritta e video per mostrare l’accoglienza e il modo in cui sono stati trattati. Riportiamo di seguito la testimonianza scritta dell’associazione e i link ai video girati davanti al dormitorio pubblico della città di Ancona “Tetto per Tutti” presso cui sono stati scortati i rifugiati.

“Intorno alle ore 18.00 di Giovedi 18 Aprile veniamo informati da alcuni ospiti del dormitorio pubblico di Ancona “Un Tetto per Tutti“, dell’arrivo di un numero non definito di profughi provenienti da Bologna.

Lo spostamento di queste persone non passa inosservato dato l’enorme dispiegamento di forze dell’ordine che le accompagna, o meglio, che le scorta.
Arrivati immediatamente sul posto contiamo: un pullman della polizia, quattro camionette, tre pulmini civili, quattro macchine dei carabinieri, altrettante provenienti dalla questura con agenti in borghese della Digos, della scientifica, e alcuni referenti dell’ufficio immigrazione.

Da un primo contatto telefonico con la sede redazionale di Melting Pot di Bologna, ci viene confermato che 150 profughi sono oggi da li partiti per recarsi nelle Marche ed essere identificati e smistati nei vari centri di accoglienza o in situazioni create ad hoc per trasformare per l’ennesima volta l’accoglienza in emergenza. Non abbiamo la sicurezza che tutti i 150 sono stati portati direttamente in Ancona ma sicuramente in diverse decine si trovavano sui mezzi della polizia al loro arrivo ad un “Tetto per Tutti’.

Parlando con un operatore del dormitorio abbiamo carpito che si tratta di uomini, donne e bambini provenienti per lo più dalla Somalia e dall’Eritrea e che, come già ci era stato confermato da Bologna, sono stati recuperati a Lampedusa durante un operazione di “Mare Nostrum“.

Il loro arrivo ha creato un notevole movimento all’interno della struttura, la quale è stata temporaneamente organizzata per sottoporre i profughi a visite mediche e ad altri accertamenti.
Agli ospiti già presenti non è stato permesso di instaurare un contatto con i profughi, sono stati divisi e, al loro arrivo separati dalle forze dell’ordine che hanno impedito, per il tutto il tempo, che qualcuno si avvicinasse a loro.

Siamo riusciti ad intervistare un ex occupante di Casa de Nialtri che dorme all’interno dell’edificio dopo lo sgombero della scuola di Via Ragusa, e che ha assistito alle varie fasi di gestione di quella che viene chiamata “accoglienza”.
Nella stessa intervista, che di seguito riportiamo, viene evidenziato il maltrattamento che i poliziotti normalmente operano in queste situazioni. Essere umani considerati a tutto gli effetti degli invisibili, che vengono sottoposti a regimi di sorveglianza quando dovrebbero essere liberi e tutelati in tutti i loro aspetti.

Ancona: video inchiesta sull’arrivo dei rifugiati

Per questo e per tutto il lavoro politico che da anni stiamo portando avanti per il riconoscimento dei diritti di cittadinanza per i migranti, non ultimo nello specifico citiamo il patto costituente che ha portato alla stesura della Carta di Lampedusa, continueremo a monitorare la situazione per verificare dove, come e se verrà organizzata l’accoglienza.
Nello stesso tempo vogliamo accertarci che non vengano isolati dal territorio che li sta ospitando e dalle persone e dalle associazioni che possono garantire il rispetto dei loro diritti.

Ancona – Uno dei rifugiati viene portato in ospedale

Troppo spesso assistiamo al loro abbandono dopo i percorsi prestabiliti dai progettiSPRAR o il caso emblematico del cosiddetto piano per l’Emergenza Nord Africa.
In questo senso l’esperienza di Casa de Nialtri (così come quelle di Casa Madiba a Rimini e della Casa dei diritti Don Gallo a Padova) ha rappresentato un’alternativa concreta in grado di ridare protagonismo alla vita di molti contribuendo alla costruzione di una comunità allargata attraverso l’autorganizzazione solidale in spazi sottratti all’abbandono e alla speculazione edilizia.
Casa de Nialtri è stata la materializzazione del nostro concetto di accoglienza per cui le persone non sono costrette a subire passivamente servizi a loro imposti, o contrattare la propria identità, o subire continui abusi rispetto al pieno esercizio delle libertà personali come accaduto oggi con il dispiegamento di polizia nella nostra città”.

FONTE: meltingpot.org

FacebookTwitterEmail
condividi su:
Pubblicato da

Partners

Provincia PU
Comune di Fano
Caritas Diocesana
ass. Millevoci
CSV Marche
ass. MilleMondi
L'Africa Chiama
ass. NuovoOrizzonte
Apito
Comunità Montana
Logo Cremi

Iscriviti alla Newsletter