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Riforma cittadinanza: l’iniziativa della Kyenge

8 aprile 2014
kyenge

“Ogni giorno in Aula parleremo di un ragazzo o di una ragazza ancora senza cittadinanza” – ad annunciarlo nell’aula di Montecitorio lo scorso giovedì Cecile Kyenge  - “Finché in quest’Aula non discuteremo la nuova legge sulla cittadinanza, i firmatari di questa iniziativa racconteranno ogni giorno la storia di un ragazzo o di una ragazza ancora senza cittadinanza”. Raccontare le storie di chi è nato o cresciuto in Italia e le difficoltà e le ingiustizie che deve subire: è la nuova iniziativa per la riforma della cittadinanza lanciata in questi giorni da un gruppo di deputati di diversi schieramenti capeggiati da Cècile Kyenge. I più numerosi sono i parlamentari del PD, ma si contano anche adesioni di SEL,  Pi, Sc, Socialisti e, unica per ora dal centrodestra, Renata Polverini di FI.

La deputata del PI (Gruppo per l’Italia) Fucsia Fitzgerald Nissoli ha raccontato la prima storia, una storia triste e toccante, quella di Samira Mangoud, attivista della Rete G2. Samira era nata a Roma nel 1980: sua madre era filippina e suo padre egiziano. “Ho una laurea come assistente sociale e lavoro per uno sportello informativo sull’handicap del comune di Roma” raccontava Samira nel 2007 in una lettera denuncia. “Dopo un contratto a tempo determinato me ne hanno fatto uno a progetto mentre tutte le mie colleghe hanno avuto un contratto a tempo determinato, più lungo, e che dà più tutele rispetto a me, e questo non per le mie incapacità professionali ma perché non ho ottenuto il passaporto italiano e le leggi sono poco chiare”

“A 18 anni – spiegava ancora la ragazza – non avevo fatto domanda per diventare cittadina italiana, nessuno me lo aveva detto, così ora nonostante la mia laurea, il comune non mi assume perché sono una cittadina filippina. Io sono nata qui e sono sempre vissuta qui. Mi considero italiana, eppure devo accontentarmi di meno soldi e garanzie e fare causa al comune per discriminazione”.

Samira è morta a Roma il 20 febbraio del 2010, a soli 29 anni, prima che il giudice decidesse sul suo caso.

FONTE : italianipiu.it

 

 

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