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Richieste asilo politico: tempi troppo lunghi

28 aprile 2014
asilo politico

I lunghissimi tempi di attesa e i complessi iter burocratici che i migranti devono sostenere per portare avanti le richieste d’asilo stanno peggiorando sempre più le condizioni già disumane e degradate in cui devono vivere, trovandosi spesso in una condizione sospesa di “limbo”. Gli sbarchi degli ultimi mesi sulle coste della Sicilia infatti stanno mettendo in evidenza delle gravi falle nell’ambito della tutela legale delle persone che arrivano nel nostro paese, e che nella maggior parte sono profughi che scappano da conflitti (siriani ed eritrei soprattutto) e che hanno il diritto di fare in Italia la richiesta di asilo politico. 

Ma qual è l’iter burocratico per il migrante che arriva via mare in Italia e che vuole fare richiesta d’asilo? E perchè si trova per tanto tempo in una situazione sospesa senza che il suo status possa essere chiarito?

A spiegarlo in un interessante articolo pubblicato in questi giorni da redattoresociale.it è Carla Trommino, avvocata dell’Asgi (associazione studi giuridici sull’immigrazione):

“Il primo step è quello dell’identificazione. Delle navi della marina militare solo la San Giorgio fa l’identificazione direttamente in barca, mentre le altre fanno una preidentificazione  -spiega Trommino – Il problema dell’identificaizone in barca è che non c’è la garanzia delle associazioni umanitarie del programma Praesidum , e quindi può capitare anche che le identificazioni non siano precise. L’errore più diffuso è che alcuni minori siano identificati come adulti, una situazione che poi crea diversi problemi in termini di tutela. Ma anche nel caso delle navi che fanno solo la preidentificaione, il problema è che ci dovrebbero essere interpreti per la lingua parlata da tutte le nazionalità presenti. Normalmente, invece, c’è solo l’interprete della nazionalità più rappresentata e quindi possono succedere dei misunderstanding, degli errori nell’identificazione che portano, una volta sbarcati,conseguenze notevoli sul diritto all’accoglienza”.

Giunti a terra i migranti hanno la possibilità di fare richiesta d’asilo, rivolgendosi alla polizia di frontiera, o all’ufficio immigrazione della questura competente. Alle forze dell’ordine devono spiegare le motivazioni per le quali chiedono lo status di rifugiato ( se sono oggetto cioè di persecuzioni dirette e personali per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a determinati gruppi sociali o per le proprie opinioni politiche, o se ritengono di poter essere perseguitati al ritorno in patria) e fornire una copia del documento di identificazione personale (passaporto, carta d’identità, ecc.) se posseduto, oppure fornire le generalità all’autorità di polizia, indicando l’eventuale domicilio. Se arrivano senza documenti o se la richiesta di riconoscimento necessita di una verifica vengono portati in un Cie (centro identificazione ed espulsione), dove dovrebbero rimanere 20 giorni, ma anche qui i tempi sono molto più lungi. Ma il diritto a fare domanda d’asilo, spiega ancora l’avvocato dell’Asgi, non sempre viene garantito.

“Purtroppo manca il personale, quindi non sempre le forze dell’ordine fanno subito l’informativa, spesso questa viene invece fatta da Praesidium, cioè dalle organizzazioni umanitarie che fanno assistenza legale”. Ma ci sono anche casi limite. “E’ capitato in più di una situazione che una serie di sbarchi si è proceduto a notificare un decreto di respingimento, che può essere dato solo se il migrante ha manifestato la volontà di non fare la richiesta asilo, ma ciò non era successo – denuncia Trommino –cosa più grave è che questo è stato notificato ad alcuni gruppi in manieradiscriminatoria: in particolare a senegalesi, gambiani e nigeriani”. E’ il caso di 40 migranti, tuttora a Siracusa, e arrivati a febbraio. “E’ successo che ad alcuni migranti provenienti dal Senegal è stato riconosciuto il diritto a fare la richiesta d’asilo mentre ai loro connazionali giunti una settimana dopo no. Senza aver ricevuto nessuna informaticv gli è stato notificato un respingimento, ma ora chiedono di accedere alla procedura d’asilo come è nel loro diritto – aggiunge – la cosa paradossale è che non possono andare avanti nella procedura perché non hanno un domicilio. Insomma non sanno dove andare, vagano per la città, ogni giovedì tornano in questura a chiedere di poter andare avanti con l’iter. Sono in un vero limbo”.

Leggi in versione integrale l’articolo dedicato da redattoresociale.it cliccando qui.

FONTE: redattoresociale.it 

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