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IL RAZZISMO IN ITALIA? E’ COLPA DEI MEDIA

9 settembre 2014
disinformazione

Questa la sostanza dell’intervento di Antonello Mangano, autore di inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e Marco Rovelli, la penna che ha scritto Lager Italiani, un testo che denuncia le condizione dei centri di permanenza temporanea (Cpt). I due, accanto a Giuliana Sgrena, si sono confrontati, ospiti della ”Festa della Resistenza” in corso a Varese, sui temi dei migranti e della xenofobia dilagante nel nostro Paese.

Mangano sostiene che in Italia il razzismo è frutto di una sovraesposizione mediatica e di politiche xenofobe: “Ci sono forze politiche che hanno fatto la loro fortuna battendo sulle tematiche della paura del diverso. In Italia la legge Bossi-Fini, che è ancora in vigore, continua a creare discriminazioni sulla base delle differenze tra cittadini comunitari partendo da un presupposto illlogico e irreale, ovvero che senza un lavoro non hai diritto a un permesso di soggiorno”. Questo per quanto riguarda gli adulti.

Ma il fenomeno legato al “razzismo mediatico” attecchisce anche sui giovani? Per Marco Rovelli, scrittore e insegnante, la paura del diverso si manifesta già a scuola: “In classe posso vedere ogni giorno gli effetti della sovraesposizione mediatica del fenomeno migratorio. Se chiedi ai ragazzi quanti immigrati vivono in Italia, loro ti rispondono con cifre iperboliche”. E non hanno ragione? “No. Poco tempo fa è uscito il rapporto Ismu sui flussi migratori che ci dimostra come l’immigrazione in Italia stia diminuendo, non aumentando. Nel 2012 le presenze erano 67mila contro i 350mila del 2010. Duecentomila immigrati irregolari hanno lasciato il Paese, questo ha dimostrazione che gli immigrati vanno dove c’è il lavoro”.

Soluzioni? Per Mangano gli italiani devono semplicemente accettare la realtà ovvero che “Oggigiorno sarebbe bene scordarsi il concetto di “casa nostra”. Le merci, la gente, le persone oggi viaggiano alla velocità della luce. È paradossale che si privi qualcuno del diritto di viaggiare ed è altrettanto paradossale che noi continuiamo a parlare di casa nostra. Il concetto di integrazione andrebbe letto al contrario, non siamo noi a doverli integrare, sono loro che integreranno noi”.

FONTE: www3.varesenews.it

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