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QUEI GIOVANI DESTINATI A RESTARE NEL DESERTO…

4 dicembre 2014
deserto

Solo pochi giorni fa, lo scorso 28 novembre, 28 paesi dell’UE insieme ad Egitto, Eritrea, Etiopia, Gibuti, Kenya, Libia, Somalia, Sudan, Sud Sudan e Tunisia hanno sottoscritto a Roma un accordo, noto come Processo di Khartoum per lanciare un dialogo rafforzato tra il Corno d’Africa e l’Europa. Obiettivo, sulla carta: contrastare il traffico di esseri umani. Come? Tra le prime azioni da portare avanti, il governo italiano ha annunciato a Roma un’intesa per realizzare dei campi profughi nei paesi d’origine e di transito dei migranti. Questo servirebbe ad esaminare le richieste d’asilo sul posto.

In altre parole, seduti al tavolo a concertare decisioni che riguardano i giovani profughi in fuga da paesi martoriati da guerre e senza alcun diritto, si sono comodamente accomodati proprio loro, i rappresentanti  dei governi di quei paesi da cui tutti desiderano andarsene. Che schiaffo! Stiamo parlando della dittatura eritrea,  che costringe i propri giovani ad un servizio militare senza fine (per approfondire vedi la videoinchiesta “L’Amico Isaias” realizzata per l’Espresso dal giornalista Fabrizio Gatti), del governo sudanese, guidato dal 1989 da Omar al Bashir, che ha un mandato d’arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, dei governi etiope, libico, egiziano, somalo, che certo non sfoggiano primati per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani. 

Una clamorosa inversione di rotta da parte dell’Italia rispetto alle misure adottate l’anno scorso con l’avvio dell’operazione mare Nostrum, dopo gli sciagurati naufragi di ottobre. Obiettivo: bloccare le partenze a monte, condannare i richiedenti asilo a rimanere intrappolati nel deserto, in campi profughi sovraffollati gestiti da quegli stessi regimi da cui tentano di scappare…senza che l’occhio indiscreto delle nostre telecamere possa raggiungerli.

FONTE: internazionale.it 

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