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Le colorate strade di Sophia

REPORTAGE: SOPHIA 30 marzo 2014
Bulgaria

REPORTAGE

a cura di Matthias Canapini

Famiglie intere che occupano le strade all’urlo di Ostvaka (dimissioni): bambini e adulti armati di bandiere e fischietti portano avanti da 25 giorni consecutivi la protesta contro il governo, sotto il sole e la pioggia. 

“Se viaggiando in Albania, Grecia, Turchia e Kosovo avevo delle idee precise sul da farsi, in Bulgaria è stato esattamente l’opposto. Prima di lasciare Istanbul avevo comunque preso (più per evenienza) il contatto di un amico italiano risiedente a Sophia. Sentivo nell’aria che proteste giornaliere nelle piazze bulgare stavano scuotendo la politica interna del paese. Qualcuno forse me ne aveva già parlato ad Ankara. La notizia ovviamente non era risaputa, lasciando cadere il paese e l’Europa in un abituale stato di disinformazione cronica. Cosi mi sono buttato in questa nuova avventura. E si sa, quando le cose non vengono programmate sta pur certo che ti imbatterai in qualcosa di fantastico ed originale.

Sophia è ormai una città all’avanguardia. Due linee metrò, rapide ed efficienti tagliano a “x” la città rendendo accessibile qualsiasi punto in pochi minuti. Appoggiato lo zaino da viaggio e preso più per abitudine che per necessità la macchina fotografica, mi sono diretto con Alessandro (l’amico italiano che mi ospita) verso la piazza centrale di Sophia, presunto luogo delle proteste. Ad essere sincero inizialmente prendevo parte al contesto in maniera abbastanza scettica, non sapendo ciò che realmente mi attendeva. Avendo ormai anche l’immaginazione influenzata dalla tv, ero più convinto di trovare qualche isolato cittadino che sventolava bandiere, e immancabilmente i pochi media presenti che pompavano la notizia trasformando 100 manifestanti in 1.000 guerriglieri armati di pietre. Mi sbagliavo. Ed ho imparato un bella lezione. Quella di non dar sfogo all’immaginazione prima di vedere la realtà dei fatti. Arriviamo sul posto. La piazza è incastrata tra il palazzo presidenziale ed il municipio. Capire il numero dei manifestanti è praticamente impossibile. Al riparo sotto i loro colorati ombrelli, anziani, bambini, donne, uomini e ragazzi, riempiono la piazza. Mi è difficile addirittura trovare spiragli liberi per scattare foto, talmente affollato è lo spazio. Un cielo grigio, carico di pioggia ci terrà compagnia fino al termine della protesta. Lentamente si incomincia. Facce determinate, sguardi taglienti. Bandiere bulgare a perdita d’occhio, fischietti e trombette colorate si amalgamano dando vita a ritmi e coreografie sonore. Dopo un’ora le persone continuano ad arrivare, ad interagire, ad unirsi coi manifestanti già presenti. Non ci si ferma nemmeno qualche secondo. Un perenne rombo collettivo di urla, slogan, suoni e accuse. MA-FI-A…è gridato all’unisono in maniera ritmata e vivace. La pioggia continua a cadere incessantemente. I cittadini si sporgono dalla transenne che delimitano il municipio. Al di là, poliziotti impassibili mantengono la posizione…è uno spettacolo. Dopo il sit-in in piazza si crea un corteo che lentamente parte e si dirige verso il ponte delle aquile, distante circa 5 km. Famiglie intere si riversano nelle strade, occupano le corsie impedendo a qualsiasi mezzo di passare. I poliziotti sono costretti a transennare l’enorme viale e vietare l’accesso alle automobili. Chi ride, chi urla, chi suona! La protesta è pacifica, limpida, non violenta. Una protesta popolare come non ne ho mai viste. Mi faccio largo tra la folla in costante aumento per salire su un piccolo terrazzo e filmare la scena. Anche da posizione sopraelevata non riesco a distinguere l’inizio e la fine del corteo. Un ragazzo al mio fianco sorride e mi annuncia la cifra abituale dei manifestanti : in media 10.000 al giorno. Più tardi scoprirò che la manifestazione a cui ho assistito non era stata programmata, decisa o pubblicizzata. I cittadini di Sophia si incontrano liberamente in piazza ogni giorno, da 23 giorni. Qui, come a Burgas, Plovdiv, Pleven, Varna ed altre città principali della Bulgaria. Davvero non ci potevo credere. Vedere tutta quella determinazione, quella volontà di cambiare e sapere che il tutto va avanti da ben tre settimane…sotto il sole, sotto la pioggia, col vento o con l’afa…mentre la comunità Europea non sa nemmeno dove stanno di casa i diritti di un popolo. A febbraio, durante il freddo inverno bulgaro, i cittadini di Sophia erano già scesi in piazza a manifestare. Ma al contrario dell’attuale vicenda i manifestanti provenivano dalle classi sociali più povere, furiose per l’improvviso aumento delle bollette. Quella volta ci sono stati scontri e la polizia -dicono- è stata costretta a ricorrere all’uso degli idranti. A cena mi riferiscono che il gesto più violento perpetuato dai manifestanti nelle ultime settimane è stato il lancio di pomodori e ortaggi sulle scalinate del palazzo presidenziale… A scatenare il malcontento generale è stata la nomina (poi ritirata con 128 voti a favore) di Delyan Peevsky come “capo dell’agenzia per la sicurezza nazionale”. Il trentaduenne è figlio di Irena Krasteva, guarda caso proprietaria della più grande concentrazione dei media locali. Ora in Bulgaria è in corso una lotta per il futuro. I cittadini accusano la classe politica corrotta di essere artefice di subdoli interessi oligarchici. I protestanti non chiedono nuove elezioni, sarebbe inutile secondo molti. Vogliono che i deputati rendano possibile il cambiamento modificando l’attuale sistema elettorale. Nessuno si riconosce nel modello di chi governa.

Quante situazioni analoghe. Ovviamente penso all’Italia. Penso a quanto può essere contestato ciò che dirò ora. E aggiungo: per fortuna che qualcuno la pensi in altro modo! Che dire? Siamo solo buoni a guardare Milan – Inter alla tv? o lamentarsi su facebook per poi imbambolarsi davanti a trasmissioni dementi? oppure guardare un’ altro aspetto di noi italiani?  cioè che non siamo pronti ad un cambiamento. Inutile parlare di rivoluzione quando noi in primis non cambiamo. Inutile parlare e scannarsi tra destra e sinistra quando la vera politica è il mercato, e tutte quelle idiozie inculcate da un pagliaccio nell’arco di 8 anni al governo. Un mio vecchio prof. delle superiori mi diceva sempre: “facci caso Matthias, o ne parli bene o ne parli male, un problema rimane perché tu stessi l’ho “pubblicizzi” e in un certo senso l’ho alimenti”. Non sarebbe più opportuno fermarsi un momento e guardare cosa si salva ancora in Italia? a mio parere non è vero che tutto è perduto. Un amico della Valsusa poco tempo fa mi ha scritto una e. mail dicendo in sintesi: “La rivoluzione non si fa finché si ha la pancia piena” Sicché mi chiedo…non conviene guardare con maggiore attenzione i contesti veramente in crisi dell’Italia…crederci e partire da li? dimostrare solidarietà ai padri di famiglia che perdono lavoro? Prestare ascolto ai giovani che si riuniscono contro i tagli all’istruzione pubblica? Credere in un minimo di fantasia, è troppo? Non credo. Penso invece che bisogna partire prima da noi stessi per poter cambiare ciò che ci circonda.

Il popolo in Bulgaria chiede a gran voce le dimissioni del neo-premier Plamen Oresharski, il quale, presentatosi come tecnico in grado di risolvere i problemi dell’economia bulgara, si è dimostrato un fantoccio come i suoi predecessori. OSTABKA!! (ostavka -dimissioni) questa parola sale in cielo, riempie le strade di Sophia. Ogni giorno la stessa storia, sit-in e corteo! Cambiano i personaggi, i travestimenti ma il succo rimane quello. Protesta pacifica. Ogni tanto ci si inventa qualche azione alternativa per manifestare. Venerdì ad esempio hanno lanciato palloncini colorati all’interno dell’area sorvegliata…il giorno dopo i palloncini lanciati erano neri. Piccole azioni. La fantasia al potere! I bambini si divertono un mondo in groppa ai papà. Gli scuotono dall’alto delle loro spalle e i piccoli fischiano sopra la massa uniforme ai loro piedi. Spesso i cittadini urlano anche slogan contro il partito socialista, definendolo “immondizia rossa”. Nei paesi dell’ex blocco sovietico è plausibile riscontrare rabbia contro i partiti di “sinistra”, accusati di essere lo strascico della dittatura comunista, la quale, se ti azzardavi a manifestare pubblicamente, non ci pensava due volte a farti sparire. Quà infatti è molto più probabile che le persone votano partiti di destra, perché – ironizzano malinconicamente i cittadini -a sinistra ci hanno già preso in giro per un bel pezzo. Sabato pomeriggio il corteo è indescrivibile. Essendo week. end le persone non lavorano e affollano liberamente le strade. Si tocca la cifra di 15.000 manifestanti. Alle 22.00 ancora si balla, si dipinge, si sta insieme. Un centinaio di persone cantano l’inno nazionale…molti si commuovono, piangono e si abbracciano. Nessuna violenza fisica né verbale rovina la quiete della protesta.

Il mattino seguente incontro i manifestanti nel piccolo presidio posto sul lato opposto della piazza. Ci sono si e no 100 persone. Ma ci sono! Quasi tutti sono anziani. Qualcuno dorme dentro le tende, poste sull’asfalto alla base di un imponente monumento. Hanno denominato questa parte della protesta, COFFE MORNING. Bevono caffè da una macchinetta portata da casa e urlano a intervalli…OSTAVKA! Qualche macchina sfreccia veloce e suona il clacson in segno di approvazione. Il 25′ giorno di proteste vado sul luogo di ritrovo 2 ore prima. Le tv locali sono già sul posto, intenti a collegare cavi e ottenere i punti più panoramici della piazza. Passa una mandria di bambini …uno tra i più grassoci nota che sono seduto per terra, e scambiandomi per un manifestante mi urla -dimissioni- sorridendo e facendo il segno della vittoria! Sbuca un signore anziano col fischietto giallo…nella via a fianco, riecheggia il vociare delle famiglie con le loro trombette multicolori…il primo gruppo di manifestanti sono bambini sui 10 anni…come una macchia d’olio…lentamente arrivano. Io torno versa casa. In questi giorni ho visto abbastanza. Abbastanza per farmi continuare a credere nei miei ideali. A bordo del filobus, guardo per l’ultima volta la marea di persone che popola la piazza…una volta in moto scompaiono dal mio campo visivo, le urla si assopiscono fino a scomparire…”.

Matthias si occupa di reportages foto-giornalistici muovendosi come freelance e collaborando con ONG locali e internazionali. Ha finora viaggiato nei Balcani,Turchia e Caucaso per documentare svariate tematiche, dalle proteste in Bulgaria alle adozioni in Kosovo, dal ricordo del genocidio di Srebrenica alle linee ferroviarie in Albania . Passando per la memoria del Vajont e la resistenza della Valsusa. Durante i suoi ultimi viaggi è entrato due volte  in Siria per documentare le condizioni dei campi per sfollati siti a pochi km dal confine.      

Contatti: pagina FB / email: canapini.matthias@gmail.com

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