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‘PORTA EUROPA’: IL PONTE DEI NOSTRI TEMPI

29 settembre 2015

Sono stati il caso e le coincidenze di una passeggiata senza una chiara destinazione a portarmi lassù sul ponte “Porta Europa”. Io non sapevo neanche che esistesse un ponte nel porto di Barcellona che si chiamasse cosi. Nome per altro assolutamente azzeccato, giacche’ basta salirci sopra per vedere, dall’altra parte, in tutto il loro splendore e opulenza un minimo di 5/6 grandi navi da crociera dotate di tutti i confort immaginabili, in arrivo dai principali porti del nord Europa. Sarà possibile che con tutto quello che sta accadendo nel “Mare Nostrum”, ancora ci sia qualche povero (o meglio ricco) ignaro che preferisca fare lo struzzo e rinchiudersi in un “barcone” del genere, farsi coccolare e dondolare sulle onde del Mediterraneo per viversi la nostra triste attualità come un turista qualsiasi? Si, è possibile e forse addirittura giusto visto che di ruoli in questo mondo ce ne sono tanti. Io ho scelto di rimare sul ponte, perchè giusto al di sotto di esso c’era vita, c’era qualcuno che stava sudando per rimetterlo in sesto e ho creduto doveroso fermarmi a osservarlo. Si trattava di tre lavoratori che si prendevano in giro a vicenda, scherzando, sudando e non smettendo un attimo di compiere il loro dovere, letteralmente appesi a un filo in un’impalcatura sospesa sul mare. Mi sono sentita impotente: come poter catturare quella realtà cosi interessante, toccare con mano e mostrare ad altre persone le condizioni in cui questi lavoratori svolgevano il loro mestiere? Non avevo risposte, potevo solo andare a tentativi e non demordere nel caso il risultato non mi avesse convinto. Ad attrarre la mia attenzione fu senza dubbio il simbolo che il ponte rappresentava in se stesso. Un ponte e’ un mezzo di comunicazione, un braccio teso per portare l’unione, il passaggio, la vicinanza. Un ponte che nel nostro continente si è rotto tempo fa e che ha bisogno di manutenzione. Un sistema molto pesante, instabile che si appoggia sulla forza del lavoro la quale non può far altro che affrontare le nuove sfide ogni giorno con un sorriso e molto coraggio, altrimenti precipita. Fu un’esperienza unica, dalla quale ho appreso moltissimo sulla resistenza dell’essere umano, sulla forza di volontà e sulla passione per il proprio mestiere.

Ilaria Gambarelli, regista e amica.

Come nasce “Porta Europa”?

Lo scorso febbraio a Barcellona partecipai a un workshop con il regista iraniano Abbas Kiarostami. Un po’ perplessa all’inizio a causa della forte competizione in questo ambiente, decisi infine di inviare la mia candidatura e con grande sorpresa fui selezionata per realizzare, insieme ad altri 52 partecipanti, un cortometraggio il cui tema principale fosse il mare. Passeggiando per la città arrivai sino al porto e li vidi un’impalcatura sospesa sul mare. Un brivido mi attraversò il corpo e mi si accese una lampadina: voglio sapere cosa stanno facendo lassù. Chiesi se fosse possibile fare delle riprese, mi risposero di si e il giorno seguente ero pronta per registrare: quel ponte si chiama Porta Europa.

Raccontaci la sinossi

Porta Europa è un ponte che unisce la città di Barcellona con il porto: ogni giorno è attraversato da migliaia di persone. Al di sotto invece, Alex, José e David stanno costruendo un’impalcatura per procedere con la ristrutturazione e manutenzione del ponte stesso. Loro sono nascosti proprio perché si trovano al di sotto della struttura principale del ponte, in un’impalcatura sospesa sul mare. Il loro lavoro è piuttosto duro ma non mancano momenti di allegria e divertimento.

Ho scelto questo ponte per la sua immagine, il nome e il potenziale metaforico che possiede: il fatto che alcuni operai spagnoli stiano lavorando sotto il ponte mi ha fatto pensare al nostro sistema economico e politico, al fatto che la vera forza del lavoro parte del basso ed è soggetta a questa macchina pesante e a volte instabile.

Inoltre la suspence che si prova salendo sull’impalcatura mi ha decisamente stimolato nell’affrontare questa sfida e seguire passo dopo passo il lavoro degli operai.

A cosa ti ispiri quando scrivi una sceneggiatura?

In realtà in questo preciso contesto non sono riuscita a scrivere: le circostanze non mi permettevano un intervento totale sulla realtà, ho dovuto adattarmi sia a cambi inaspettati che all’impossibilità di registrare sul ponte. Grazie ai suggerimenti di Abbas Kiarostami e al suo modo di osservare la realtà, non ho demorso e con costanza mi sono avvicinata poco a poco all’idea.

Quali sono state le principali difficoltà nella realizzazione del progetto?

Principalmente il fatto che ogni giorno mi veniva ricordato che non potevo avvicinarmi al ponte. Quando finalmente riuscii ad accedervi il vento e le vertigini fecero il loro lavoro. 

Come è stato finanziato il cortometraggio?

Fondamentalmente non è servito un finanziamento a parte il costo di partecipazione al workshop che mi è tornato indietro in termini di creazione, crescita e arricchimento.

Raccontaci alcuni aneddoti particolari durante le riprese.

Il capo cantiere del porto mi chiamò al cellulare più volte pregandomi di non presentarmi più, ma io tornai imperterrita. Alcuni strumenti e piccole parti di attrezzatura mi caddero nel mare. Diedi una Go Pro ad uno degli imbianchini sul ponte il quale registrò per alcune ore e una volta che me la restituì era sporca di pittura ovunque. Quando un venerdì pomeriggio i capi non erano al ponte, io salì per captare ogni minuto del lavoro sul ponte. Morivo di paura ma l’adrenalina fu qualcosa di unico.

Dove è stato proiettato ‘ Porta Europa’?

Al D’A festival de cine d’Autors de Barcelona, al 33º Fajr Film Festival di Teheran, in Irán e al 47 Festival de Cine Documental Alcances, di Cadice.

Per seguire gli sviluppi del lavoro di Ilaria e il suo Staff, visita il link della casa di produzione Aretusa Films, segui la pagina facebook e conosci la Black Factory Cinema.

Traduzione a cura della Redazione Noi Mondo Tv

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