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PER FARE UN GIOCO: UN LABORATORIO PER COSTRUIRE LA SPERANZA

7 settembre 2015
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Giovani uomini in cerca di speranza. Una casa. Un incontro. Piccoli tasselli di vita, di umanità che rallegrano il cuore. Siamo felici di pubblicare le parole di Giulia Coniglio, operatrice dell’Associazione Perfareungioco. Nella sua lettera testimonia l’esperienza laboratoriale che ha proposto pochi giorni fa a dei giovani rifugiati, ospiti della struttura di Calcinelli gestita dalla Cooperativa Labirinto di Pesaro.
Stavo ragionando sulle parole indipendenza e libertà quando arrivò la telefonata: “Che mi racconti del tuo ultimo laboratorio?”. Solo pochi giorni prima avevo tenuto un laboratorio di scultura in cartone insieme a dei ragazzi rifugiati, ospiti di una delle struttura gestite dalla Cooperativa Labirinto di Pesaro. 
Forse stavo pensando a queste due parole che in realtà sono enormi contenitori perchè sto leggendo per la seconda volta “La fattoria degli animali” di Orwell, o forse la verità è che non c’è mai un vero motivo quando riflettiamo su qualcosa: è il minestrone della vita. I ragazzi, la loro e la mia indipendenza, la mia e la loro libertà: un gran minestrone. 
Durante il laboratorio abbiamo costruito insieme dei Cartoni animali: si chiama così il laboratorio che con la mia associazione proponiamo in giro per l’Italia. Ricicliamo cartone scolpendolo e facendogli assumere forme reali o fantastiche, è un gioco, come il nome dell’associazione che si chiama “Perfareungioco”, ma questa volta è stato molto di più…
 
Uomini adulti in un centro di accoglienza obbligati a stazionare un anno in una casa. Chi sono?
Questa è la domanda che mi sono posta quando mi è stato chiesto di collaborare. 
Di cosa hanno bisogno? Cosa potevo dare loro al di là del semplice laboratorio?
Ho pensato alla dignità, alla magia del creare qualcosa che prima non c’era, al perché anche io mi sono innamorata dell’azione del creare. Ho pensato che per l’uomo il creare è un bisogno ancestrale, lo dimostra il mondo in cui viviamo.
Quando sono arrivata al centro era primo pomeriggio, faceva caldo e i ragazzi avevano appena finito di mangiare. In macchina, mentre raggiungevo la loro casa, avevo pensato a cosa dire: sentivo l’esigenza di presentarmi, di fargli capire chi ero e perché mi trovavo lì.
Ho pensato: “Non è che uno arriva a casa di uno sconosciuto e senza neanche presentarsi va in cucina e spiega come si prepara un caffè…”. Ecco perché ho cercato di rispettare i loro tempi, alcuni erano in preghiera, altri sdraiati in riposo, altri ancora stavano guardando una telenovela…Cose che facciamo tutti e proprio per questo tutti sappiamo quanto è odiosa anche solo una telefonata dopo pranzo.
Ho aspettato e sono stata contenta di averlo fatto: in verità non è stata un’attesa, è stato un dopo pranzo diverso, un dopo pranzo condiviso.
Mi sono presentata finita la telenovela in sala da pranzo, loro seduti ed io in piedi.
E davanti a quelle vite e quindi anche alla mia, ho parlato di felicità, del significato di costruire qualcosa che all’apparenza è fisico e materico, ma che c’insegna a costruire la vita, la nostra.
Ho parlato del mio viaggio nel dolore, il mio solo metaforico, il loro reale.
Ho parlato dell’importanza degli incontri, anche quelli che ci sembrano inutili, della fatica del voler cambiare la propria vita e della ricerca, di quanto alla volte è pesante ed eccitante ricercare se stessi.
Di quanto è dura la vita e allo stesso tempo lieve e fresca.
Ero emozionata e pensavo che nessuno di loro sarebbe venuto a fare il laboratorio.
Invece sono venuti tutti.
Nell’arco delle due ore si sono alternati nell’andare e tornare e alla fine uno di loro, un ragazzo di 19 anni, ha portato a termine la sua scultura.
Non aveva gli occhi felici, aveva la speranza.
La speranza che ti arriva quando è notte fonda e aspetti il giorno.
La speranza di diventare un uomo indipendente e libero.
La speranza che ho io.
La speranza che ciò che hai creato e fatto avrà un senso alla fine…
E la sua scultura, alla fine, aveva un gran bel senso”.
Giulia Coniglio – Operatrice Ass. Perfareungioco
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