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No al matrimonio con i propri aggressori

MAROCCO 25 gennaio 2014
Violenza contro donne

Il parlamento marocchino ha rimosso dal codice penale l’articolo che finora permetteva la liberazione dal carcere dello stupratore che accettava di sposare la propria vittima. Per oltre 50 anni questa legge ha permesso agli aggressori di fuggire dagli istituti di pena. A favorire il cambiamento è stato il caso di Amina Filali, ragazza di 16 anni, che si è suicidata dopo sette mesi di vita coniugale con l’uomo che l’aveva violentata e che non ha mai smesso di maltrattarla. Il caso ha sconvolto gran parte dell’opinione pubblica del paese, dove si sono verificate proteste.

In Italia, la situazione era la stessa pochi decenni fa,  con le disposizioni sul delitto d’onore e sul matrimonio riparatore, abrogate dal parlamento italiano con la legge 442 del 1981. Il delitto d’onore e il matrimonio riparatore erano normati dal Codice Rocco, che prevedeva l’estinzione del reato di violenza carnale nel caso che lo stupratore di una minorenne accondiscendesse a sposarla, salvando l’onore della famiglia. La violenza carnale era infatti considerata un reato contro la morale, e non contro la persona. Al momento, ci sono nel parlamento marocchino due iniziative giuridiche per punire tutte le forme di violenza contro le donne, comprese le molestie sessuali, e un’altra per vietare il matrimonio sotto i 18 anni.

FONTE : Agenzia giornalistica RS

Per approfondire, leggi anche l’articolo su “El Pais”

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