NoiMondoTV

La webTV che parla la tua lingua

progetto cofinanziato da
Unione Europea Ministero dell'Interno
Fondo europeo per l’integrazione di cittadini di paesi terzi
facebook
twitter
YouTube

“NEGA LO STUPRO E TI PERDONO”, LA STORIA DI REYHANEH JABBARI

8 ottobre 2014
Reyhaneh Jabbari

Reyhaneh Jabbari 8 anni fa ha ucciso il suo stupratore. Ha confessato subito l’omicidio, dichiarando di aver chiaramente agito per autodifesa; ma la corte non ha voluto sentire ragioni, e l’ha condannata a morte per impiccagione.

Ora, per salvarsi, dovrebbe negare di aver subito la violenza: la sua unica via di fuga dalla morte, infatti, sarebbe quella di ottenere il perdono da parte della famiglia della vittima (un ex-impiegato dell’intelligence iraniana, Morteza Abdolali Sarbandi) che le ha chiesto di dimenticare tutto, di negare l’accaduto, di ritirare le accuse.

Altrimenti l’esecuzione avverrà oggi, mercoledi 8 ottobre.

“Nei giorni scorsi il figlio della vittima è andato nel carcere dove è detenuta Reyhaneh, chiedendole di negare di aver subito un tentativo di stupro da parte del padre” ha dichiarato Taher Djafarizad, presidente dell’organizzazione Neda Day che segue da vicino la vicenda. “In quel caso potrebbe perdonarla e, in base all’ordinamento iraniano, non verrebbe impiccata. Ma questo vuol dire che la ragazza dovrebbe dichiarare il falso e lei ha detto più volte che questo è impensabile e inaccettabile”.

Nel frattempo la madre della donna condannata ha lanciato un appello anche al nostro paese per cercare di salvarle la vita: ”Chiedo alle mamme italiane di dimostrarmi la loro vicinanza e di attivarsi perché mia figlia torni a casa. Chiedo ai politici italiani che siano loro a fare arrivare la mia voce alle autorità iraniane con le quali io non posso parlare. E chiedo al Pontefice di pregare per la mia bambina e al Vaticano di mettersi in contatto con le autorità religiose del mio paese, aiutando così una madre disperata”.

E’ stata lanciata una petizione da Amnesty Internacional (visibile cliccando qui), la sua storia è stata condivisa sui principali social network con l’hashtag #savereyhanehjabbari e si è cercato di accendere i fari sulla terribile vicenda e fare in modo che questa e situazioni analoghe non finiscano troppo presto e troppo velocemente nel silenzio più totale.
L’auspicio è che questa mobilitazione possa evitare l’ennesima ingiustizia; ce n’è un gran bisogno, di questi tempi.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

FacebookTwitterEmail
condividi su:
Pubblicato da

Partners

Provincia PU
Comune di Fano
Caritas Diocesana
ass. Millevoci
CSV Marche
ass. MilleMondi
L'Africa Chiama
ass. NuovoOrizzonte
Apito
Comunità Montana
Logo Cremi

Iscriviti alla Newsletter