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Mario, sei Super, ma solo se fai goal…

SPECIALE MONDIALI 2014 17 giugno 2014
balotelli
15 giugno, ore oo:oo, esordisce la Nazionale. Italia-Inghilterra : 2-1. L’ultimo goal, quello della vittoria lo segna Balotelli. E per tutto il weekend in Italia Mario diventa Supermario, l’idolo, l’eroe, il giocatore italiano che guida la nazionale al trionfo.
Non m’interessa parlare di Mario, Supermario, o come chiamar si voglia…piuttosto dell’atteggiamento bipolare e schizzoide che Mario genera di fronte ad un tifo italiano volubile, irascibile, infantile, pronto a sventolare la bandiera di un razzismo facile e scontato o ad urlare ai quattro venti “Mario uno di noi” subito dopo l’atto di forza, l’urlo liberatore, la gioia catartica del goal, che  – per una caratteristica insita nel DNA di noi italiani - coincide con ciò che di più bello ci possa capitare (ma perché?) e con un improvviso e fulminante sentimento di patriottismo che ci lega al tricolore. E’ la prestazione sportiva che fa la differenza e innalza l’uomo Mario a divinità vittoriosa o lo sprofonda ad abietto colpevole.…ma colpevole di che?
Anche Mauro Valeri, lo studioso numero uno di razzismo nello sport italiano, dedica al suo caso un libro che intitola “Mario Balotelli vincitore nel pallone” (Fazi editore, 256pp, 12.50 euro), un minuzioso lavoro di ricostruzione biografica in cui la storia di Balotelli diventa lo specchio del nostro atteggiamento ambiguo e bipolare e l’amplificatore di tante ipocrisie italiane intorno al razzismo. Secondo l’autore tra le principali “colpe” di Mario c’è infatti proprio quella di essere figlio di immigrati e di essere nero…
Non m’interessa parlare di Mario, Supermario, vittima e carnefice al tempo stesso, o semplice ragazzo che non può permettersi il lusso di vivere la vita con semplicità…piuttosto della bulimia con cui i tifosi italiani fagocitano e vomitano in un’altalena d’insulti e adulazione le pulsioni distruttive che hanno verso questo ragazzo,  appigliandosi ancora una volta al colore della pelle, disconoscendo a Mario e ai tanti come lui le conquiste di un passato fatto di lotta: il pesante accento bresciano, gli anni vissuti in Italia, la nuova famiglia con cui è cresciuto, la meraviglia di portare sulle spalle due culture, il suo essere – checchesenedica – italiano…
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