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MARE NOSTRUM VERSUS TRITON: CHI VINCERA’? NON I MIGRANTI …

FANO 2 aprile 2015
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L’UNHCR, Alto Commissariato ONU per i rifugiati, informa su alcuni dati che riguardano l’Operazione Triton entrata in vigore il 1 novembre 2014 a sostituzione di Mare Nostrum.

Già in un altro articolo avevamo tentato di chiarire alcune delle importanti differenze tra questi due sistemi, ma il numero di persone che dall’inizio dell’anno hanno perso la vita in mare, ci spinge a parlarne ancora.  

Le cifre sono alquanto diverse rispetto a quelle dell’anno scorso e si aggirano sulle 470 persone che hanno perso la vita o che sono scomparse nel mar Mediterraneo a differenza delle 15 dello stesso periodo.

Gli esperti sostengono che questi numeri sono conseguenze delle limitate capacità di ricerca e soccorso dell’Operazione Triton.

 

Mare nostrum infatti era un’operazione volontaria di salvataggio che superava gli obblighi internazionali ed europei che gravano sull’Italia. L’Italia decise di intervenire ovunque il centro satellitare di Roma segnalasse alle navi militari un problema, coprendo ben 175 miglia (compresa la zona maltese, arrivando fino alle acque territoriali libiche). L’obiettivo primario era salvare le persone e portarle in un cosiddetto “place of safety” (il luogo sicuro più vicino). Questa operazione unilaterale dell’Italia è costata circa 9 milioni di euro al mese e ha soccorso più di 150 mila migranti.

A seguito delle critiche di altri paesi europei che vedevano in questo sistema di salvataggio un “effetto boomerang” che avrebbe incrementato l’immigrazione irregolare spingendo i migranti, sicuri di essere salvati, a buttarsi in mare piuttosto che rimanere sulla nave, si è interpellata l’Unione Europea.

La Commissione si è trovata in difficoltà di fronte al fatto che pur possedendo una politica in materia di immigrazione e di asilo non ne ha una che riguarda il salvataggio in mare.

Si è implementato allora il servizio di sorveglianza della frontiera esterna comune con l’agenzia FRONTEX. Ma anche in questo caso le possibilità sono comunque limitate trattandosi più che altro di un network per facilitare lo scambio di informazioni fra gli stati membri in materia di sicurezza esterna e per favorire la formazione del personale addetto al controllo delle frontiere esterne.

Nell’operazione Triton, partita il 1 novembre 2014  partecipano 19 paesi, ed è stata finanziata dall’Unione europea con 2,9 milioni di euro al mese: circa due terzi in meno di quanti erano destinati a Mare Nostrum. Triton prevede il controllo delle acque internazionali solo fino a 30 miglia dalle coste italiane e il suo scopo principale è quindi il controllo delle frontiere e non il soccorso.

L’UNHCR ha recentemente proposto all’Unione l’istituzione di un’importante operazione di ricerca e soccorso europea nel Mar Mediterraneo, simile a Mare Nostrum, e la realizzazione di un sistema europeo per compensare le perdite economiche subite dalle compagnie di navigazione coinvolte nel salvataggio in mare di persone in pericolo. 

Fonte: The Bottom Up

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