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LILIAM, SALVATA DAI SUOI DOLCI

9 ottobre 2014
liliam buffet
Pubblichiamo la storia di Liliam Altuntas, giovane donna brasiliana ora residente a Torino che ha voluto aprirci il suo cuore e raccontare la sua storia difficile e il suo grande amore: i dolci.
“Il mio amore per i dolci e per le torte è iniziato a Recife, in Brasile dove sono nata 36 anni fa. Quando stavo per strada con gli altri bambini della favela vedevo sempre una pasticceria. La proprietaria Joana ci dava da mangiare e io dicevo “un giorno vorrei avere anch’io un negozio così”. E dopo quasi vent’anni ci sono riuscita, a Torino, dove abito adesso. Si chiama Liliam Buffet, come me. L’ho aperto con un socio nel 2013, anche se preparo e vendo dolci artigianali già da quasi 10 anni, ora anche via Internet. Ma di strada, spesso da sola, ne ho fatta molta. Fin da quando era bambina.

A 9 anni sono scappata per la prima volta di casa a Recife, perché mio zio abusava di me fin dall’età di sei anni. A 14 anni sono rimasta incinta di mio figlio che ora ne ha 20 e nel 1995 sono andata in Germania. Una signora mi aveva portato in Europa promettendomi un futuro migliore, invece mi facevano prostituire in un club di Dusseldorf. Una vita d’inferno, mi drogavo e più di una volta ho anche provato a uccidermi. A salvarmi è stata una poliziotta. Sono entrata in una comunità per minori protetti e lì ho continuato a coltivare la passione per i dolci, mentre provavo a scacciare i miei demoni.

Quando sono diventata maggiorenne e sono uscita dalla comunità ho conosciuto un uomo tedesco di origine turca. Ci siamo sposati, ma nel 2003 ci siamo separati a causa delle sue violenze e dopo aver avuto due figli. Per scappare da lui sono venuta in Italia, a Torino, insieme ai bambini. Per me andare via dalla Germania voleva dire cominciare una nuova vita, un passo per provare a essere felice insieme alle mie figlie ( e non senza), perché non volevo che loro vivessero quello che ho vissuto io in Brasile.

I primi tempi sono stati difficili davvero. Per mantenerci facevo praticamente quattro lavori: al mattino presto lavoravo in un call center da cui vendevo olio pugliese in Germania, poi passavo all’IVECO per fare assistenza tecnica in tedesco, in portoghese e in italiano, nel pomeriggio ancora call center ma vendendo vino italiano all’estero e la sera cameriera in un bar.
Vivevamo prima in un albergo, poi abbiamo condiviso la casa con una ragazza brasiliana, e infine siamo andati ad abitare da soli in una casa in affitto, grazie all’aiuto di Margarita, una signora italiana la cui nipote andava a scuola con mia figlia e ci ha dato una mano per cominciare.

La mia vita è cambiata grazie a un indirizzo e-mail. E a un mio errore. Una mia amica brasiliana mi aveva dato il contatto di una persona che aveva un ristorante a Milano. Decido di scrivergli. Ma sulla tastiera faccio un errore, inverto due cifre. E poi invio. E invece di rispondermi il proprietario del ristorante, mi risponde un’altra persona. Mi dice che ho sbagliato. Si chiama Claudio, è gentile, iniziamo a scriverci, mi manda la sua foto. E dopo qualche mese, quando riusciamo a vederci ci innamoriamo.

Lui, prima di partire per l’Afghanistan (è militare di professione), mi lascia i soldi e mi dice di preparare la nostra casa per il suo ritorno. Abbiamo iniziato a convivere già dal 2006 e ci siamo sposati nel 2009. E poco prima di sposarmi ho creato Liliam Buffet. Non avevo un negozio, ma facevo tutto in casa, nell’appartamento dove viviamo, vicino alla caserma. Torte e dolci artigianali che i clienti venivano a prendere da me. Suonavano e io scendevo. Non erano pochi e qualcuno, mi viene da ridere a pensarci, credeva che fossi una spacciatrice o che la mia casa fosse una casa d’appuntamenti. Così dopo che si erano lamentati con i clienti ci si incontrava per strada, ai giardini, a volte pure in macchina, come dei ladri.

Andava tutto bene, poi una maledetta truffa. Mio marito e io abbiamo perso quasi 90 mila euro. Un disastro, più di una volta ho avuto voglia di mollare tutto, ma almeno ho imparato a non fidarmi del tutto delle persone. E per fortuna ho resistito. Ma è stata davvero dura. Quando cercavo lavoro non lo trovavo, anche a causa del mio aspetto. Più di un datore di lavoro, convinti dal mio curriculum, non mi assumeva quando mi vedeva. Sono andata avanti grazie all’incoraggiamento di mio marito, ma anche all’aiuto di qualcuno, come la moglie del titolare di un noto negozio di dolci di Torino che mi ha continuato a dare gli ingredienti per fare le mie torte e i miei biscotti, anche nei momenti più difficili.

Siamo risaliti piano piano non aspettando l’aiuto di nessuno come continuo a ripetere e nel giugno 2012, con il sostegno iniziale di un socio (che solo qualche giorno fa ha deciso purtroppo di uscire dalla società) abbiamo aperto un negozio a Torino. Con me lavora un uomo di 60 anni, è bravo e ha voglia di imparare. Il posto non è grandissimo, ma la nostra fortuna la facciamo con Internet. I clienti mi mandano le richieste e poi facciamo le consegne a domicilio.

A giugno ho vinto un premio come migliore imprenditrice immigrata e qualche giorno fa il sindaco della mia città, Torino, mi ha premiato e mi ha fatto complimenti per i miei dolci. Ero emozionata. Tanto. E spero che non sia finita. Nel futuro magari vorrei ampliare il negozio, ma vorrei anche fare dei corsi per insegnare a fare quello che faccio io. Una piccola “scuola” che sia una possibilità di riscatto per quelli che sono partiti come me.

Come sarei senza l’Italia? Forse ritornata con mio marito turco o forse mi sarei trascinata da una struttura di protezione all’altra perché lui mi avrebbe sicuramente cercato. Di certo qui sono felice, pensando che quando ero bambina piangevo perché non avevo da mangiare e ora vivo cucinando”. 
                                                                                                                                                                            Liliam 
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