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L’ETERNO MIGRARE

Guatemala 24 agosto 2015
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L’opposizione furibonda dei cittadini statunitensi ed europei nei confronti delle onde migratorie influenza le politiche dei loro governi facendo così dimenticare un aspetto storico e naturale: loro stessi sono un prodotto delle migrazioni di massa.

Le crisi umanitarie che colpiscono i nostri paesi sono il riflesso di altre crisi ugualmente o persino più cruente che hanno caratterizzato la storia dell’umanità dal momento in cui l’essere umano è apparso sulla terra.

Le generazioni attuali e quelle appena nate sono già segnate dalla sfida per la sopravvivenza in un pianeta castigato ormai dallo sfruttamento delle risorse, delle sue terre, della fauna e delle sue fonti di acqua. I mari, queste misteriose profondità che immaginavamo fossero senza fine e primitive, sono oggi alcuni tra i luoghi più inquinati, sporchi e degradati della terra. Senza contare il fatto che si è anche generata una vera e propria concorrenza tra i paesi sviluppati per impossessarsi delle ricchezze dei mari.

La fame, il fenomeno nel quale culmina il processo di privazione materiale, è una specie di punizione biblica rivolta ingiustamente a una parte di popolazione soggetta a decisioni di politici i quali interpretano le vite umane come delle statistiche. L’infanzia di oggi pertanto, è la grande sacrificata in questa equazione dei benefici economici a discapito della povertà di altri.

Allora come evitare che gli africani si imbarchino verso l’Europa o i giovani centro americani lascino tracce nel deserto dell’Arizona cercando un’infima ma sognata opportunità? Quando i politici si pronunciano sul fenomeno migratorio, mentono. Quando affermano con grande sfacciataggine che le loro azioni sono orientate al bene comune, mentono. E con ognuna delle loro menzogne migliaia di adolescenti si incamminano e attraversano la frontiera come risposta reale a un sistema che li emargina.

Le comunità umane sono fondate sui flussi migratori del passato provocati sempre dalla perdita delle risorse agricole, le malattie, le guerre e i disastri naturali. Il movimento migratorio è stato una costante in tutte le epoche della storia e niente potrà fermarlo; nè i muri, nè le repressioni e neanche l’odio xenofobo. Perciò le politiche dei paesi dovrebbero orientarsi verso soluzioni sensate per una realtà ineludibile e sostenibile.

La settimana scorsa 40 migranti africani sono morti asfissiati per i gas tossici fuoriusciti dai serbatoi della barca sulla quale si trovavano in mezzo al Mediterraneo. Più di cento hanno perso la vita sulle coste greche o durante la dura attraversata dei deserti tra Messico e Stati Uniti dove sono perseguitati da cani addestrati come fossero carne da macello. Tra loro, bambine e bambini totalmente indifesi in mano ai coyote.
Ciò che manca per affrontare il dramma delle migrazioni è un po’ di sensibilità umana, questa stessa carità proclamata con tanto fervore nei discorsi ma mai effettivamente applicata alla realtà concreta. Sensibilità nei confronti di un popolo condannato ad abbondonare le proprie radici per continuare ad esistere. Ciò che manca è comprendere che nessuno abbandona la propria terra se questa gli offre l’opportunità necessaria per vivere con dignità.

Carolina Vàsquez Araya è una giornalista cilena ormai da anni trapiantata in Guatemala. Seguila nel suo blog El Quinto Patio e contattala alla sua posta elettronica elquintopatio@gmail.com

Fonte: Prensa Libre

Traduzione a cura dello staff Noi Mondo Tv

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