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LE VICENDE DI TOR SAPIENZA IN PILLOLE

16 novembre 2014
tor sapienza foto

Nel quartiere Tor Sapienza, alla periferia est di Roma sono ospitati 36 rifugiati nel centro di accoglienza di via Giorgio Morandi. Dalla notte dell’11 Novembre si sono succeduti tumulti, raid punitivi, aggressioni e incomprensioni.

Da un lato il presidente del comitato di quartiere Tor sapienza dichiara che i cittadini sono esausti per la situazione di illegalità e degrado in cui versa il quartiere ormai da anni. Non si tratta ne di politica ne di razzismo, spiega, ma solo di voglia di tornare a vivere tranquillamente per la strade del proprio quartiere senza dover rispettare un coprifuoco che si attiva dopo le 20.

Dall’altra parte, il presidente del V municipio risponde che non ha intenzione di colloquiare con persone che scendono in piazza armate e sottolinea che ci deve essere un riconoscimento reciproco e la voglia di dialogare.

Anche dal mondo delle associazioni, che lavorano al fianco dei migranti, arrivano le prime reazioni. L’Arci di Roma chiede un impegno immediato per ripristinare la pace sociale nel quartiere, tutelando tanto i diritti degli abitanti quanto i diritti dei migranti che vivono nel centro d’accoglienza.

Ma le tensioni non terminano qui e il giorno seguente i residenti del quartiere sono tornati nuovamente in strada per manifestare contro il degrado della zona e per chiedere di mandare via i migranti ospitati nel centro di accoglienza di via Giorgio Morandi. A quel punto i giovani non accompagnati sono stati trasferiti in altre strutture, a causa dell’inagibilità del centro gravemente danneggiato dalle aggressioni dei giorni precedenti, e per la loro incolumità personale, visto che si tratta di minori sotto tutela.

Ma è Tor Sapienza che considerano la loro casa e allora sono fuggiti e rientrati. Ad accoglierli un’operatrice della cooperativa Un sorriso, che con il cuore in mano è costretta ad allontanarli. Oltre ad essere un lavoro entra in gioco anche il rapporto d’affetto che si è instaurato nel tempo, confessa la giovane. Per questo ha deciso di aiutarli a tirar fuori la loro voce in una lettera-appello in cui cercano di dire basta alle divisioni.

Che i giovani migranti siano lo storico capro espiatorio è una spiegazione palusibile dei fatti accaduti; che le condizioni di elevato disagio socioeconomico in cui si trovano i cittadini porti a commettere alcuni atti è un’altra possibilità. Che al Comune di Roma sia scappata di mano la situazione sociale nelle periferie, beh è un’altra ancora.

Fonte: Redattore Sociale

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