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Le “bambine-streghe” di Bukavu

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO 13 luglio 2014
bambine e stregoneria
BUKAVU, Repubblica Democratica del Congo - Centinaia di bambine vengono abbandonate dalle proprie famiglie perchè accusate di stregoneria. No, non stiamo parlando di pratiche medievali, è quello che tuttora accade nella Repubblica Democratica del Congo.

L’accusa trova ragione in alcune credenze popolari e nasce spesso in seguito ad una sciagura familiare: una morte, un incidente, gravi problemi economici o una malattia che non guarisce. Purtroppo il fenomeno, ancora oggi molto diffuso è motivo di abbandono di minori, principalmente di bambine perché “meno utili” dei maschi in termini di lavoro e quindi sussistenza familiare.

Per arginare questo terribile fenomeno sociale, di cui innocenti bambine sono quotidianamente vittime, nel 2001 nasce Ek’ Bana, “La casa delle bambine”, un centro di accoglienza creato ad opera di suor Natalina Isella e ad ora sostenuto grazie anche al Movimento lotta fame nel mondo di Lodi.

Il centro lavora in più direzioni. E’ innanzitutto la casa delle bambine abbandonate che qui vivono, giocano, vanno a scuola, ricevono cure mediche adeguate, imparano a cucire, cucinare e allevare gli animali. Le ospiti vengono inoltre seguite da psicologhe per riuscire a riacquistare fiducia in se’ stesse e negli altri. D’altra parte il centro cerca anche d’ instaurare un dialogo costruttivo con le famiglie per far comprendere che le accuse di stregoneria non hanno fondamenti e predisporle a riaccogliere le bambine allontanate.

Il centro, pensato per ospitare 9 bambine, negli anni ne ha accolte oltre 200. Solo oggi, fa da casa a più di 50 piccole donne, ma ne segue un centinaio: “L’accusa di stregoneria è figlia della miseria – spiega Selmi del Mlfm - : muore una mucca, crolla la casa, e si pensa che sia la figlia a portare sfortuna. In realtà, il problema è che la si considera un’altra bocca da sfamare. Le femmine sono considerate molto meno utili dei maschi in termini di lavoro o di sussistenza familiare”.

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