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LE BAMBINE-RAGAZZO IN AFGHANISTAN

29 settembre 2014

Ci sono bambine in Afghanistan che devono tagliarsi i capelli, indossare abiti da maschio per poter lavorare nel pomeriggio e portare i soldi a casa la sera. Una volta dentro le mura domestiche però tornano ad essere bambine, a rivestire gli abiti della mattina, a parlare normalmente e ad essere chiamate con il loro vero nome. Sono le bacha posh, bambine costrette dai genitori  a diventare per mezza giornata il figlio maschio che non hanno avuto ed evitare così di essere considerati una famiglia incompleta o peggio ancora di venire insultati, offesi e denigrati.

È un fenomeno culturale sotterraneo e segreto, dovuto dalla povertà e dalla società afghana più tradizionale e conservatrice. Lì infatti, nonostante i progressi raggiunti dopo la caduta dei talebani nel 2001, le donne non possono passeggiare né eseguire qualsiasi altra attività fuori casa, senza la presenza di un uomo al fianco. E se non ci sono figli maschi allora poter lavorare, fare la spesa e le altre commissioni, diventa impossibile. Per questa ragione una figlia della famiglia viene “sacrificata” e riveste, almeno per qualche ora, il ruolo del maschio.

“È una transizione complessa che può lasciare anche profonde ferite psicologiche” spiega Nushin Arbabzadah, giornalista di origine afghana che ha studiato e lavora negli Stati Uniti: “Avere conosciuto la libertà e averla persa non è una pillola facile da ingoiare, ma questa è la natura inflessibile della società afghana. Non c’è spazio per la sofferenza individuale, perché quello che conta è quello che la gente pensa di una famiglia. E se una bacha posh può aiutare a guadagnare onore e rispetto, allora è giusto che sia così”.

Per un occidentale, nato e cresciuto in un paese ad esempio come l’Italia, questo tipo di ragionamento non è facile da comprendere e da accettare, ma si tratta di tradizioni ed usanze ed è giusto conoscerle per rispettarle. La condivisione non è obbligatoria, ma per evitare forme di pregiudizio e di discriminazione, è bene aprire gli occhi ed affacciarsi verso usi e costumi anche lontani per poter crescere e favorire la “famosa” integrazione tra i popoli. 

Fonte:
- Random House 

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