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Lavoro

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“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Articolo 4  - “Costituzione della Repubblica Italiana”

All’interno di questa sezione troverete pubblicata una miniguida, divisa in paragrafi cliccabili, per reperire informazioni pratiche sui documenti necessari, le prassi burocratiche da seguire ed i diritti e i doveri per lavorare regolarmente in Italia.

Di seguito l’indicazione delle tipologie di permesso di soggiorno e le relative procedure burocratiche da seguire per lavorare in Italia.

 

Per chi è già in Italia

Per poter lavorare in Italia il cittadino straniero deve avere un permesso di soggiorno che abiliti al lavoro, rilasciato per uno dei seguenti motivi:

  • permesso di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione
  • carta di soggiorno permanente per familiari di cittadini europei
  • motivi familiari
  • integrazione di minore
  • lavoro stagionale
  • lavoro artistico
  • lavoro autonomo
  • lavoro subordinato
  • attesa occupazione
  • lavoro stagionale anche pluriennale
  • lavoro casi particolari
  • permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
  • protezione sussidiaria
  • protezione temporanea
  • ricerca scientifica
  • studio (in questo caso è possibile lavorare per massimo 20 ore alla settimana e 1.040 ore all’anno)
  • motivi umanitari
  • vacanze lavoro

 

Non è possibile lavorare se si ha un permesso di soggiorno per: turismo, motivi religiosi, cure mediche, minore età, richiesta di asilo politico, affari, giustizia.

 

Procedura per assumere lavoratori stranieri soggiornanti in Italia e con permesso di soggiorno per lavoro:

 

 

I datori di lavoro che desiderano assumere lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti in Italia ed in possesso di un permesso di soggiorno che abilita al lavoro, devono inviare al Centro per l’Impiego del luogo dove si trova la sede di lavoro, entro le 24 ore del giorno precedente all’assunzione, il modello “UNILAV” di comunicazione obbligatoria di assunzione.

Con l’invio, che si deve effettuare esclusivamente per via telematica, di tale modello si assolvono contemporaneamente tutti gli obblighi di comunicazione: all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS), all’Istituto Nazionale per le Assicurazioni e Infortuni sul Lavoro (INAIL), e alle altre forme previdenziali sostitutive o esclusive, nonché alla Prefettura (per approfondimenti sulla previdenza sociale, vedi paragrafo “Previdenza sociale”).

 

Per ulteriori informazioni e scaricare la modulistica, è disponibile on-line il servizio delle Comunicazioni obbligatorie sul sito Clic lavoro

-Procedura per assumere cittadini stranieri già presenti in Italia, ma senza permesso di soggiorno abilitante al lavoro:

Il cittadino straniero già presente in Italia non per motivi lavorativi, in particolari circostanze e nell’ambito delle quote previste (cioè di numeri stabiliti), può svolgere un’attività lavorativa chiedendo alla Questura competente per territorio la conversione del proprio titolo di soggiorno.

 Se possiede un permesso di soggiorno per motivi di studio o formazione può svolgere:

  • attività di lavoro subordinato, dopo aver ottenuto dal competente Sportello unico l’autorizzazione e  la conversione del permesso di soggiorno dalla Questura competente
  • attività di lavoro autonomo, dopo la necessaria verifica dei requisiti previsti per l’ingresso dello straniero per lavoro autonomo e dopo aver ottenuto la conversione del permesso di soggiorno (per approfondimenti vedi paragrafo “Stranieri ed economia”).

Se possiede un permesso di soggiorno per lavoro stagionale può invece svolgere:

  • attività di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con conversione del permesso di soggiorno, purché abbia ottenuto l’anno precedente un permesso di soggiorno per motivi di lavoro stagionale e, alla scadenza, abbia fatto rientro nello Stato di provenienza.

 

Procedura per chi viene dall’estero

Il numero di cittadini stranieri ammessi in Italia per lavoro subordinato, stagionale o autonomo (vedi le sezione “Contratti” sulle tipologie di contratti lavorativi) viene definito nell’ambito di “quote d’ingresso”, cifre stabilite che determinano il numero massimo di stranieri extracomunitari che possono entrare in Italia per lavoro.

In alcuni casi, stabiliti dalla legge, si può entrare per lavoro anche al di fuori delle quote previste: per conoscere nel dettaglio le categorie che rientrano in queste eccezioni e le procedure da seguire per ogni singola categoria, è consultabile la sezione on-line “La Blue Card e gli altri casi particolari”

 

-Procedura di assunzione per il cittadino extracomunitario residente all’estero

Un datore di lavoro che vuole instaurare un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, determinato o stagionale con un cittadino extracomunitario residente all’estero deve presentare domanda di nulla osta allo Sportello unico per l’immigrazione, presso le Prefetture della provincia, in base al luogo dove si svolge l’attività lavorativa.

Lo Sportello unico per l’immigrazione, dopo le verifiche previste dalla legge, rilascia il nulla osta al lavoro al datore di lavoro, che al momento del ritiro sottoscrive il contratto di soggiorno, e ne dà comunicazione per via telematica alla rappresentanza Consolare competente.

 Lo staniero che deve essere assunto, entro 6 mesi dal rilascio del nulla osta, deve presentarsi presso la rappresentanza Consolare competente per la richiesta e il ritiro del relativo visto di ingresso; entro 8 giorni dal suo ingresso in Italia, deve invece presentarsi allo Sportello unico competente per sottoscrivere il contratto di soggiorno, ritirare il codice fiscale e il modulo relativo alla domanda di permesso di soggiorno.

Per l’assunzione di uno straniero residente all’estero per lavoro stagionale, vale la stesa procedura descritta sopra per il lavoro subordinato: l’autorizzazione al lavoro ha una validità minima di 20 giorni e massima di sei o nove mesi.

Il permesso di soggiorno per lavoro stagionale può essere convertito in permesso di soggiorno per lavoro subordinato solo dopo il secondo ingresso per lavoro stagionale, purchè l’interessato abbia fatto rientro nel proprio Paese alla scadenza del primo permesso di soggiorno per lavoro stagionale. Questa conversione deve essere richiesta nell’ambito del decreto flussi annuale presso lo Sportello Unico competente in base al luogo dove si svolge l’attività lavorativa.

L’ingresso in Italia di lavoratori extracomunitari per motivi di lavoro stagionale è possibile solo nell’ambito delle quote annualmente stabilite dall’apposito decreto di programmazione dei flussi di ingresso per motivi di lavoro stagionale.

 

Le domande vanno inviate allo Sportello Unico per l’immigrazione esclusivamente con modalità telematiche, attraverso il sito nullaostalavoro.interno.it , compilando il relativo modulo di domanda

 

Per conoscere nel dettaglio la documentazione richiesta e la procedure previste per avviare un’attività propria (lavoro autonomo), si consiglia di consultare il paragrafo “Stranieri ed economia”.

 

Quando si arriva in Italia e si è eseguita la procedura di regolarizzazione dei documenti, inizia la ricerca del lavoro. Ecco alcuni semplici consigli per entrare nel mondo del lavoro.

 

Il Centro per l’Impiego è un ufficio della pubblica amministrazione italiana che gestisce il mercato del lavoro nella città o provincia in cui si abita. Una volta avvenuta l’iscrizione e presentato il proprio curriculum vitae, si viene inseriti nel registro: quando si presentano offerte di lavoro che rispecchiano il proprio profilo, c’è la possibilità di essere chiamati per un colloquio conoscitivo.

In questi uffici avviene infatti l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, e altre attività come per esempio le iniziative per sviluppare il lavoro femminile e l’organizzazione di tirocini: il tirocinio è un’esperienza presso un ente pubblico o privato, di durata variabile e con lo scopo principale di fare un periodo di prova per imparare una certa mansione lavorativa.

Inoltre, è possibile andare di persona al Centro e controllare gli annunci di lavoro pubblicati nella bacheca. Presso i Centri per l’impiego sono inoltre a disposizione servizi informativi e di consulenza sull’avvio di un’attività autonoma.

 

Oltre ad offrire opportunità lavorative, il Centro per l’Impiego svolge altri importanti servizi: tra questi, permette di ottenere lo “stato di disoccupazione” che indica la condizione della persona senza lavoro che è immediatamente disponibile a svolgere e/o a cercare un’attività lavorativa. Per ottenere questo stato bisogna presentarsi al Centro per l’Impiego della città in cui si abita e rilasciare una dichiarazione (autocertificazione) che mostri:

  • le eventuali attività lavorative svolte in passato;
  • l’immediata disponibilità a svolgere attività lavorativa.

 

Se il cittadino straniero possiede un permesso di soggiorno per lavoro subordinato e perde il lavoro, anche per dimissioni, mantiene comunque l’iscrizione all’elenco anagrafico del Centro per l’Impiego per la stessa durata del suo permesso di soggiorno, ed ha diritto a cercare un lavoro, come disoccupato, per un periodo di 12 mesi.

 

Di seguito il LINK all’elenco di tutti i Centri per l’impiego presenti nella Regione Marche.

 

Un altro aiuto concreto nella ricerca del lavoro proviene dalle Agenzie per il lavoro ( o Agenzie Interinali) della propria città. Queste agenzie, che operano privatamente, aiutano nell’attività di collocamento del lavoro e, nel caso in cui il proprio profilo dovesse corrispondere a quello cercato, l’agenzia fissa un colloquio tra il datore di lavoro e il candidato.

Di seguito è cliccabile l’elenco di alcune agenzie interinali che si trovano sul nostro territorio, presso le quali è  possibile cercare lavoro: è consigliabile presentarsi con il proprio documento di identità, carta di residenza e/o permesso di soggiorno (tutta la certificazione utile per attestare la propria regolare residenza in Italia, tramite la quale si può avere accesso ai servizi gratuiti forniti da queste agenzie).

Il rapporto di lavoro può essere subordinato, parasubordinato autonomo.

Il lavoratore autonomo svolge l’attività in modo autonomo, senza dipendere da nessun datore di lavoro o titolare (per approfondimenti , vedi paragrafo “Stranieri ed economia”).

 

Nel contratto di lavoro subordinato, il lavoratore s’impegna a fornire la propria attività lavorativa all’interno dell’organizzazione produttiva (fabbrica, industria, negozio) del datore di lavoro; il datore di lavoro, a sua volta, fornisce in cambio una retribuzione (cioè lo stipendio o salario) per il lavoro svolto. Il lavoratore subordinato dipende dal datore di lavoro da cui riceve indicazioni su come svolgere le proprie mansioni e attività.

Con questa tipologia di contratto, il lavoratore beneficia di una particolare tutela da parte dello stato italiano, per quanto riguarda il diritto al lavoro, la previdenza sociale e la contrattazione collettiva.

Il contratto di lavoro subordinato può essere:

  • a tempo indeterminato (in questo caso l’accordo di lavoro prosegue nel tempo e non è stabilita la fine del contratto)
  • a tempo determinato (la fine del rapporto di lavoro deve essere scritta nel contratto)
  • a orario ridotto e flessibile (anche chiamato part time)
  • di apprendistato (con l’obiettivo di formare un giovane lavoratore o lavoratrice, cioè insegnare loro come si svolge il lavoro o aiutare le persone che non lavorano da molto tempo nell’inserimento del mondo del lavoro).

 

Con i contratti di lavoro parasubordinato, anche se non si crea un rapporto di dipendenza nei confronti del datore di lavoro, il lavoratore si impegna a offrire il proprio lavoro in cambio di un compenso (stipendio). Se sei un lavoratore parasubordinato ti verrà rilasciato un permesso di soggiorno per lavoro autonomo. Tra i contratti di lavoro parasubordinato troviamo:

  • il contratto a progetto (Co. Co. Pro.): è un contratto che deve indicare il progetto specifico o programma di lavoro che il lavoratore incaricato realizzerà in modo autonomo e indipendente. Il contratto a progetto non prevede un orario rigido o un monte ore predeterminato, ma l’assolvimento del progetto nei tempi e modi indicati al momento della stipula del contratto.
  • il contratto di collaborazione coordinata e continuativa (Co. Co. Co.): è un rapporto di lavoro in cui il lavoratore esegue un lavoro per un datore, per un periodo di tempo prolungato senza però essere suo dipendente.
  • il contratto a prestazione occasionale: significa che l’attività lavorativa è autonoma e fornita in maniera occasionale, non superiore ai 30 giorni e con un rimborso non superiore a 5.000 euro; in questo caso non si crea un rapporto di dipendenza tra il datore e il soggetto che svolge la prestazione (piccoli lavori domestici, assistenza a persone anziane o bambini, insegnamento privato, piccoli lavori di giardinaggio o pulizia, collaborazioni con enti pubblici o associazioni di volontariato per lavori di emergenza o di solidarietà).

 

Attenzione: I lavoratori stranieri ancora residenti all’estero non possono fare ingresso in Italia per svolgere attività lavorativa sulla base di un contratto a progetto, di collaborazione continuativa o di prestazione occasionale.

 

E’ corretto infine segnalare il lavoro a domicilio: in tal caso il lavoro si svolge nel domicilio del lavoratore, ovvero in locali di cui questi abbia a qualsiasi titolo la disponibilità (solitamente si tratta della casa). Spesso questo tipo di contratto è usato per coloro che svolgono lavori di assistenza a persone anziane, solitamente donne, chiamate colf (collaboratrice familiare).

Molti datori di lavoro oggi, per evitare l’onere fiscale (tasse) da versare con i contratti regolari, preferiscono  il lavoro in nero o irregolare, cioè un rapporto di lavoro nel quale il datore utilizza le prestazioni, cioè il lavoro eseguito, di un lavoratore senza riconoscere a questi alcuna copertura previdenziale, di garanzia e di tutela previste dalla legge e senza pagare le imposte, proprio perché manca un contratto di lavoro ufficiale: il lavoro in nero o irregolare è illegale.

 

Per approfondimenti:

 

 

 

Al momento dell’assunzione, il cittadino straniero ha pieno diritto a conoscere tutte le informazioni sulle condizioni di lavoro, che devono essere riportate su un documento scritto:

  • chi è il lavoratore;
  • chi è il datore di lavoro;
  • dove si svolge il lavoro;
  • quanto durerà il lavoro;
  • quanto durerà il periodo di prova;
  • qual è l’orario di lavoro;
  • inquadramento, livello e qualifica attribuiti al lavoratore;
  • qual è la retribuzione;
  • qual è la durata delle ferie retribuite;
  • quali sono i termini entro cui si può interrompere il rapporto di lavoro.

 

Come chiudere un rapporto di lavoro

Per dimettersi dal proprio lavoro, bisogna rispettare il periodo di preavviso (scritto sul contratto) e presentare in forma scritta le dimissioni, tramite una lettera in 2 copie contenente, in genere:

  • i dati sulla società a cui è rivolta la lettera;
  • il luogo e la data;
  • la firma;
  • la firma dell’ interlocutore.

 

 

Diritti e doveri del lavoratore subordinato

L’orario normale, facendo riferimento ai contratti collettivi di lavoro nazionali o settoriali, è fissato in 40 ore settimanali. Il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore ed a un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, ogni sette giorni.

Le ferie annuali retribuite devono avere durata di almeno quattro settimane e sono irrinunciabili.

Il lavoratore è tenuto a prestare l’attività lavorativa nel luogo stabilito dalle parti nel contratto di lavoro. Il lavoratore non può essere trasferito da un’unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

Il lavoratore subordinato deve essere inoltre diligente, osservare le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dal datore di lavoro e dai suoi collaboratori e deve tenere un comportamento leale verso il datore, non divulgando notizie riservate ed astenendosi dal fargli concorrenza.

Tra i principali diritti patrimoniali e personali di cui gode il lavoratore subordinato, vi sono:

  • il diritto alla retribuzione
  • il diritto al trattamento di fine rapporto
  • il diritto all’integrità fisica e alla salute (riposo settimanale, giornaliero, ferie, tutela della maternità, ecc.);
  • la libertà di opinione e protezione della riservatezza e della dignità del lavoratore
  • il diritto allo studio per i lavoratori studenti
  • la tutela delle attività culturali, ricreative ed assistenziali

Il lavoratore subordinato ha inoltre alcuni diritti sindacali:

  • la libertà di organizzazione e di attività sindacale
  • il diritto di sciopero
  • altri diritti sindacali (diritto di affissione, di usufruire dei locali aziendali per lo svolgimento di attività sindacali, ecc.)

I sindacati sono delle associazioni di lavoratori per la tutela dei diritti e degli interessi di chi lavora, sul posto di lavoro e nella società. I sindacati rappresentano i propri iscritti e stipulano contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

Il sindacato è un ente che rappresenta i lavoratori delle varie categorie produttive.

Esistono sindacati dei lavoratori e sindacati dei datori di lavoro.

Tra i sindacati che si occupano della tutela dei lavoratori, ci sono CGIL (Confederazione italiana generale del lavoro), CISL (Confederazione italiana sindacati lavoratori), e UIL (Unione italiana del lavoro).

È possibile usufruire dell’assistenza e consulenza dei sindacati tramite il pagamento di una tessera di iscrizione annuale.

Esistono anche associazioni di categoria “datoriali”, cioè che si occupano della tutela dei datori di lavoro. Anche in questo caso, le associazioni svolgono le classiche funzioni di rappresentanza, tutela, assistenza, dei propri iscritti e associati.

Esempi di sindacati di imprese sono: Confartigianato, Confindustria, Confesercenti, Confcommercio, Confcooperative, Federmeccanica, Confagricoltura, API, Conftrasporto, Assintel. I sindacati delle imprese in Italia sono centinaia, suddivisi per dimensione o tipologia, oppure per settore, a volte per territorio geografico.

Oltre ai sindacati delle imprese esistono anche i sindacati dei lavoratore autonomi tra cui quelli dei libero professionisti.

 

Il sistema di previdenza sociale italiano è gestito dall’INPS (Istituto Nazionale di Previdenza Sociale) e, per quanto riguarda gli infortuni (incidenti) sul lavoro e le malattie professionali, dall’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli infortuni sul Lavoro).

Esso comprende i seguenti servizi:

  • assicurazione malattia e maternità;
  • assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali;
  • assicurazione obbligatoria generale;
  • invalidità, vecchiaia;
  • assicurazione contro la disoccupazione;
  • assegni per il nucleo familiare.

 

Il sistema italiano per l’assegnazione dei sussidi di disoccupazione è gestito dall’INPS. In caso di perdita di lavoro in Italia, occorre rivolgersi all’Ufficio di collocamento competente (vedi elenco dei Centri per l ‘Impiego nel paragrafo “Come trovare lavoro”), il quale informerà sulle procedure da seguire per l’assegnazione dei sussidi di disoccupazione.
I disoccupati hanno il diritto di rimanere in Italia per cercare un impiego entro un periodo di sei mesi. Tuttavia, l’autorità non potrà imporre di lasciare il territorio dello Stato se si prova che si prosegue con impegno la ricerca del posto di lavoro e che ci sono reali possibilità di trovarlo (ad esempio a seguito di colloqui ancora da affrontare o in attesa di risposte).
Date certe condizioni, c’è anche la possibilità, con una domanda all’istituto previdenziale del Paese di provenienza, di continuare a ricevere per 3 mesi il sussidio di disoccupazione a carico del Paese in cui si è assicurati.

 

Per approfondimenti, sono consultabili i seguenti siti:

Il lavoro autonomo è un rapporto di lavoro per il quale una persona si impegna a compiere un’opera o un servizio, con lavoro proprio e senza dipendere da un datore di lavoro. Il lavoratore autonomo gestisce autonomamente la propria attività, godendo di piena autonomia.

Lo straniero che vuole esercitare una propria attività di lavoro autonomo in Italia deve possedere i requisiti professionali richiesti dalla legge ai cittadini italiani per l’esercizio delle singole attività, compresi i requisiti per l’iscrizione ad albi o registri e:

 

1)- deve richiedere alla competente autorità amministrativa (che si occupa del rilascio delle relative licenze o della verifica dell’iscrizione ad albo o registro) una dichiarazione che non sussistono motivi che impediscono il rilascio del titolo abilitativo necessario: ad esempio alla Camera di commercio per l’iscrizione nel Registro esercenti il Commercio, al Comune nel caso di attività per il commercio per il cui avvio è necessario solo presentare una comunicazione al Comune stesso, ecc.. La dichiarazione deve avere data non anteriore a tre mesi dalla richiesta.

2)- per l’esercizio di una professione è poi necessario il riconoscimento del titolo professionale straniero conseguito in un Paese non appartenente all’Unione europea el’eventuale abilitazione o registrazione all’albo o registro, se necessarie: vedi capitolo dedicato al riconoscimento dei titoli all’interno della sezione “ISTRUZIONE”.

3)- bisogna poi richiedere un’attestazione dei parametri finanziari sulla disponibilità delle risorse necessarie per l’attività che si vuole intraprendere. Questa attestazione viene rilasciata dalla Camera di commercio competente per territorio, purché l’attività che si intende svolgere abbia il carattere di attività imprenditoriale. L’attestazione è fornita anche dai competenti ordini professionali, per le attività soggette a iscrizione negli ordini professionali.

4)- bisogna dimostrare di poter disporre di una idonea sistemazione alloggiativa: si dovrà esibire un contratto di acquisto o di locazione dell’immobile (ai sensi degli artt. 2 e 4 della legge 4.1.1968, n. 15) oppure basterà la dichiarazione di un cittadino italiano o straniero regolarmente soggiornante in Italia che attesti di aver messo a disposizione dello straniero un alloggio idoneo.

 

Una volta in possesso di tutta la documentazione necessaria, lo straniero dovrà presentarla presso la Rappresentanza diplomatica italiana competente, richiedendo un visto di ingresso per lavoratore autonomo.

Sono previsti poi per legge una serie di obblighi ed un preciso percorso burocratico per l’avvio dell’attività:

 

1)-scegliere il Codice Attività: in funzione del tipo d’attività che si vuole avviare, è necessario scegliere tra i codici attività previsti dalla normativa vigente. Se l’attività non è descritta in alcun codice, sarà necessario utilizzare un codice generico che più si avvicina alla tipologia d’attività. Sulla base della scelta del codice cambierà la gestione fiscale e previdenziale.

 

2)-scegliere il Regime Fiscale: a secondo del fatturato annuo previsto si dovranno scegliere specifici regimi fiscali dai quali potranno derivare diverse modalità di gestione della contabilità.Per ulteriori informazioni consultare il sito dell’Agenzia delle entrate .

 

3)-compilare la Dichiarazione Inizio Attività: per la compilazione, ci si può rivolgere direttamente ai funzionari dell’Agenzia dell’Entrate (Lavoro Autonomo) o della Camera di Commercio (Attività Impresa). Per avere una consulenza, è bene rivolgersi ad uno dei Centri di Assistenza Fiscale specializzati oppure ad un Commercialista abilitato.

 

4)-aprire Partita IVA: se il codice attività scelto rientra tra le Attività d’Impresa è necessario rivolgersi alla Camera di Commercio. Invece, se costituisce attività di lavoro autonomo bisogna rivolgersi all’Agenzia delle Entrate. La Partita Iva è un codice che serve per identificare ogni cittadino o azienda che ha una propria attività economica: l’apertura e la chiusura della Partita IVA sono gratuite. Bisogna presentare una dichiarazione entro 30 giorni dall’inizio dell’attività o della creazione di una società. I modelli da usare per presentare la domanda sono il modulo AA9/8 per le persone e il modulo AA7/8 per le società. Se non è possibile recarsi di persona all’Agenzia delle entrate, la dichiarazione di inizio attività può anche essere inviata per posta, tramite la raccomandata (è importante inviare anche una copia del documento di riconoscimento), oppure via Internet, al seguente sito e dopo essersi registrati: http://telematici.agenziaentrate.gov.it  . Oppure si può andare all’Ufficio del registro delle imprese, che si trova di solito presso le Camere di Commercio, Industria, Artigianato Agricoltura (vedi  il paragrafo “Sindacati”). Anche in questo caso occorre essere registrati. Quando si possiede la Partita Iva, è necessario tenere un registro dei movimenti economici dell’azienda. I seguenti registri sono obbligatori e devono essere aggiornati ad ogni operazione:

  • Registro delle fatture emesse
  • Registro delle fatture ricevute
  • Registro dei corrispettivi (solo nei casi in cui sia previsto)

Le fatture servono per certificare i movimenti dell’azienda e vanno emesse per ogni operazione. Ci sono però delle eccezioni, cioè casi in cui non servono: per negozi di alimentari o di abbigliamento, la fattura viene sostituita dallo scontrino fiscale; nei ristoranti e nelle lavanderie la fattura viene sostituita dalla ricevuta fiscale. Quando si è in possesso della Partita Iva, ogni anno bisogna presentare il modello UNICO per la dichiarazione dei redditi. E’ importante sapere che anche se non sono state fatte nè ricevute fatture, bisogna presentare ugualmente il modulo. E’ possibile richiedere all’Agenzia delle Entrate della propria città l’aiuto di una persona che aiuterà a gestire le varie operazioni.

Per  maggiori informazioni,  clicca al seguente LINK

 

5)-iscriversi all’INPS o ad un’altra Cassa Previdenziale: in funzione dell’attività svolta, bisognerà iscriversi ad una specifica forma di previdenza gestita dall’INPS oppure da altri enti previdenziali settoriali

 

6)-iscriversi all’INAIL: iscrizione all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali presso la sede INAIL competente per territorio

 

7)-segnalazione Certificata di inizio attività (SCIA): da effettuarsi presso il Comune (SUAP – Sportello Unico per le Attività Produttive) per verificare il rispetto delle norme urbanistiche, edilizie, ambientali, di pubblica sicurezza, di prevenzione incendi, igienico-sanitarie e di sicurezza nei luoghi di lavoro, delle norme relative all’efficienza energetica e delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio.

 

 

A decorrere dal 1° aprile 2010 le imprese, comprese quelle individuali, hanno l’obbligo di assolvere tutti gli adempimenti amministrativi su procedure di inizio, modificazione e cessazione dell’attività, mediante una Comunicazione Unica (ComUnica), in via telematica o su supporto informatico. In questo modo un unico destinatario si fa carico di trasmettere ai diversi Enti coinvolti le informazioni di competenza di ciascuno.

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