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LA STORIA DI BADE: DA RIFUGIATA AD ATTIVISTA PER I DIRITTI UMANI

17 novembre 2014
corso rom

L’Associazione 21 luglio, organizzazione che promuove i diritti dei Rom e Sinti in Italia, presenta la storia di una donna di origine kossovara la quale ha preso parte al corso rivolto a giovani attivisti Rom e Sinti (leggi l’articolo).

La storia di Bade, una donna di 38 anni nata e cresciuta in Montenegro e scappata dal paese durante la guerra dell’ex – Jugoslavia con i suoi 5 figli e il marito, assomiglia a tante altre storie. Le storie delle persone che sono costrette ad abbandonare il proprio paese, la propria casa e la propria gente per cercare una vita migliore e sicura, lontana da guerre e morte. Spesso però, ad accoglierle nei nuovi paesi, vi sono difficoltà, discriminazioni, ostacoli burocratici e tanta, tanta strada  da percorrere verso l’integrazione.

Dopo la fuga dal suo Paese a causa della guerra, verso la difficile esistenza da rifugiata in Italia, Badia dimostra di esserci riuscita: ora ha una casa, un lavoro e desidera battersi per i diritti umani.

Mi chiamo Bade Salja, ho 38 anni e sono nata a Prizren, in Kosovo. Sono la mamma di 5 figli; fino al 1998 ho vissuto in una modesta, ma bella casa in Montenegro con la mia famiglia. Purtroppo c’è stata la guerra nell’ex-Jugoslavia, e ho dovuto abbandonare il mio Paese.

Il viaggio. Sono arrivata a Bari in agosto, su una vecchia nave, penso della seconda guerra mondiale, dopo 4 giorni di navigazione. Il viaggio è stato terribile, la nave imbarcava acqua, ci saranno stati circa 70 bambini da 0 a 18 anni, non avevamo niente di dignitoso, senza cibo né acqua, senza bagni. Quando siamo arrivati a Bari siamo stati quasi tutti ricoverati in ospedale per disidratazione. Dall’ospedale siamo stati portati in un campo recintato e alloggiati in roulotte. Nel campo eravamo in tanti, più di 200, con solo 8 bagni. Lì siamo stati 3 mesi, siamo stati aiutati dai volontari, ci davano sempre i pasti belli caldi, vestiti, carrozzine, giochi per bambini. Io voglio ringraziare questi volontari che mi hanno sempre aiutata perché io piangevo sempre, ero disperata, non conoscevo l’italiano, non conoscevo nessuno ed ero in un paese straniero.

Rifugiati. Quando ci hanno dato il permesso di soggiorno, come rifugiati politici, ci hanno detto che dovevamo lasciare il campo per dare posto ad altri rifugiati e che potevamo andare dove volevamo. Allora con la mia famiglia sono andata in Germaniaper raggiungere i miei parenti. In Germania ci hanno accolto bene, ci hanno dato una casa piccola, ma pur sempre una casa, e un lavoro ed io ero vicina ai miei parenti. Purtroppo quando sono arrivata in Italia ho chiesto asilo politico e non sapevo che facendo così non potevo più uscire dall’Italia. Così dopo un anno in Germania, alle 4 del mattino sono arrivati due furgoni della polizia sotto casa, e i poliziotti hanno fatto irruzione, ci hanno dato 10 minuti per prendere qualcosa per i bambini e ci hanno portato in prigione, io con i bambini e mio marito da solo. Il giorno dopo siamo stati processati, parlavano solo tedesco e non abbiamo capito niente. Dopo il processo ci hanno portato in aeroporto e fatti salire sul primo aereo per l’Italia.

Di nuovo in Italia. Arrivati a Milano la polizia ci ha portato a Venezia dove ci hanno preso le impronte digitali e da Venezia ci hanno portato a Vicenza in un bruttissimo albergo, con un solo bagno per 10 camere. Tutto è diventato ancora una volta difficile, non sapevamo dove poter chieder aiuto: avevamo i bambini piccoli, non avevamo da mangiare e a questo punto siamo andati in questura a chiedere aiuto. Lì ci hanno messo in contatto con i Servizi sociali. A Vicenza sono arrivata nel 2000, è stato molto difficile ricominciare da zero, adesso finalmente ho una casa, i miei figli vanno a scuola, mio marito lavora e io voglio aiutare il mio popolo dei rom e dei sinti.

Discriminazioni. In Italia ci sono molti rom e sinti che lavorano, vivono in casa, mandano a scuola i figli, ma sono costretti a nascondere la loro etnia per non essere discriminati cioè, per esempio, rischiano di non trovare lavoro o essere licenziati e quindi poi avere un sacco di problemi per i documenti, la casa ecc..

Attivista per i diritti umani. Sono contenta di fare questo corso per attivisti perché è per me un’opportunità bellissima per conoscere i diritti umani che sono alla base della dignità di tutte le popolazioni del mondo.

Il sogno. Il mio sogno è che un giorno tutti i rom e sinti vivano in una casa dignitosa e che i loro figli vadano a scuola, in una scuola che li accoglie come accoglie tutti i bambini per accompagnarli nella loro crescita, dove possano imparare tanto e avere tanti amici fino a laurearsi. E sogno che vivano in una società dove non dovranno nascondere la loro etnia e non avranno più paura di essere discriminati perché sarà una società giusta dove sarà al centro la dignità e il rispetto verso l’essere umano”.

Fonte: Attivisti Romeni Sinti

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