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“La prigione degli stranieri”: perché i CIE?

PESARO 3 giugno 2014

Caterina Mazza, ricercatrice presso l’Università di Torino, s’interessa e studia da anni i CIE, i centri d’identificazione ed espulsione dentro cui vengono rinchiusi gli immigrati clandestini. “Sono particolarmente sensibile al tema – dice Cristina – e mi sono sempre occupata delle dinamiche relazionali ed umane che avvengono in contesti di privazione di libertà…”

E’ con questa motivazione che nel suo libro “La prigione degli stranieri: i centri d’identificazione e di esplusione”, sottolinea come la detenzione amministrativa e la privazione della libertà dei migranti sia oggi utilizzata in Italia come strumento di contrasto all’immigrazione irregolare. Ma quali sono le ragioni che hanno spinto lo stato italiano ad utilizzare questo strumento? Come si vive in questi centri? Cosa significa per un migrante essere trattenuto e non avere alcuna idea del proprio destino?

L’abbiamo incontrata, insieme a Costantino Di Sante, direttore dell’Istituto ISCOP di Pesaro, come ospite della prima serata della rassegna “Conoscere il mondo contemporaneo”, una serie d’incontri dedicati all’informazione e all’immigrazione promossi da ISCOP – Biblioteca “Bobbato” – ANPI Pesaro Urbino – Associazione Nuovo Orizzonte – Centro Interculturale per la pace – IperCoop Miralfiore.

 

 

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