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La porta della pace

REPORTAGE: BAB AL SALAM 30 aprile 2014
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                              REPORTAGE

                a cura di Matthias Canapini

I bombardamenti vicini, le ambulanze, le armi e le condizioni disumane in cui vivono circa 13.000 persone. Civili in fuga da una guerra non voluta. Cerco di ricordare nomi e incontri, imprimendo su carta le loro storie, con la speranza che arrivino al maggior numero di persone.

Le ambulanze sfrecciano veloci verso la frontiera turca…un via vai costante da Aleppo al confine. Le bombe continuano a piovere dal cielo,senza lasciare tregua ai civili che continuano a vivere in città. 13.000 persone circa,gradualmente, hanno trovato rifugio nel campo di Bab Al-Salam (la porta della pace). Non basterebbe un mese per ascoltare tutte le storie che racchiudono queste persone,ma basta passare qualche minuto tra loro per capire il livello di disperazione e le condizioni disumane in cui vivono. Le tende sprofondano nella melma…qualche famiglia mangia solo del pane, o una ciotola di riso al giorno. Molte persone non hanno abiti pesanti per coprirsi,ne stivali o scarpe per camminare tra il fango. Una nutrita percentuale di bambini accusa forti traumi psicologici,ed è facile vederli giocare alla guerra…a spararsi e far finta di abbattere elicotteri. Alcuni si ammalano a causa del freddo e vengono ricoverati in ospedali vicini. I ratti che infestano il campo sono portatori di malattie e infezioni. I bambini piangono per il freddo e la fame,le madri chiedono aiuto cercando scarpe o abiti per i loro figli. Stipate nelle tende vivono insieme dalle 5 alle 17 persone che,quando la notte cala,si scaldano mani e piedi attorno ad una stufa d’acciaio. Chiediamo cosa pensano i bambini di tutto ciò,e Isham (la nostra “guida”) dice: “chiedono quando tornerà tutto come prima…quando verrà il giorno in cui potranno tornare nelle loro vecchie case”. Sembra che in questi angoli di mondo non esista il natale,il capodanno,il primo giorno dell’anno…sembra che non esista niente all’infuori della sopravvivenza giornaliera. Un vortice stretto tra incertezze e dubbi quotidiani.

Matthias si occupa di reportages foto-giornalistici muovendosi come freelance e collaborando con ONG locali e internazionali. Ha finora viaggiato nei Balcani,Turchia e Caucaso per documentare svariate tematiche, dalle proteste in Bulgaria alle adozioni in Kosovo, dal ricordo del genocidio di Srebrenica alle linee ferroviarie in Albania . Passando per la memoria del Vajont e la resistenza della Valsusa. Durante i suoi ultimi viaggi è entrato due volte  in Siria per documentare le condizioni dei campi per sfollati siti a pochi km dal confine. 

Contatti: pagina FB / email: canapini.matthias@gmail.com

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