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LETTERATURA E MIGRAZIONI: “LA MALINCONIA NELL’EPOCA DEL FREDDO”

bambini

Dalla penna sempre accorta e dettagliata della nostra collaboratrice-scrittrice guatemalteca Ilka Oliva Corado, giunge un pensiero all’inizio della stagione invernale, verso tutti coloro che si sono messi in marcia. Direzione: una vita migliore, una speranza. Ilka, che in passato ha vissuto l’esperienza del viaggio migratorio non può non ricordare le difficoltà e le intemperie della traversata sul confine Messico – Stati Uniti all’inizio dell’inverno. Il suo pensiero si espande fino all’Europa dove la peggior stagione dell’anno è già iniziata, dura e senza pietà per tutti i migranti, giovani, donne e bambini che da lontano intraprendono un percorso aggravato ancor di più dalle condizione meteorologiche.

 

“In punta di piedi avanza il periodo freddo dell’anno, porta con sé intere giornate di cielo plumbeo e una rugiada mattutina che sveglia anche i più dormiglioni. Nostalgia di altri tempi, gelide assenze; il cuore dei migranti si dischiude nella sua corazza e stanco di essere solo, apre di nuovo le sue ferite. Pietre dure e ingrate invocano nelle anime deserte il freddo glaciale delle diaspore.

Nell’epoca del freddo, gli sguardi persi dei migranti diventano inutili, vaghi e profondi, come pallottole di neve che riempiono i confini. La solitudine è evidente, l’angoscia è sottile e taglia il desiderio di trovarsi in un altro corpo, in un altro tempo pieno di felicità. La città è gelida.

Una città contemporanea che congela i cuori. Lo sconforto si affaccia capriccioso nei passi affaticati di colui che procede a oltranza. L’emigrato senza terra né cielo affonda nella contraddizione, vivendo nel confine senza ritorno, scomparendo nella folla, isolato nella propria reclusione.

Nell’epoca del freddo, il dolore diventa gelo. Abbandono. Respiro affannoso. Solitudine insoddisfatta. Non c’è liquore, non ci sono ingredienti né amanti, non ci sono calmanti che possano qualcosa contro l’astio dell’allontanamento. Contro l’illusione dell’inganno. La ragione si affievolisce ormai abbattuta, il punirsi comincia a cospirare contro di sé, la malinconia piange a dirotto nella grande città: è la ferita incurabile dell’emigrato, il dolore del clandestino.

È il desiderio di chiudere gli occhi e non svegliarsi più. Il correre senza fermarsi fino a che il cuore non scoppi. Saltare nel vuoto. È il desiderio assoluto di sparire senza lasciare alcuna traccia. È una dose letale che permette di perdersi in tunnel oscuri dove non esiste una luce che orienti e che curi.  È lo scoraggiarsi che colpisce anche la serenità. L’ansia a fior di pelle. Il verso di una poesia che non verrà mai scritta. Una pittura astratta. Il segno di un volto triste.

Sono le serate dal cielo grigio, di copiose nevicate, di ricordo, di fatica, di paranoie. Di pianti e grida nella più completa solitudine. È la memoria dell’epoca del freddo nel cuore affranto dei migranti senza documenti. Coloro che esistono solo per lo sfruttamento lavorativo. 

Che l’agonia passi velocemente”.

                                                                                                                                                                                      Ilka

 

Ilka Oliva Corado.  @ilkaolivacorado contacto@cronicasdeunainquilina.com

04 Novembre  2015.

Stati Uniti.

Blog dell’autrice: Crónicas de una inquilina  

Traduzione a cura della Redazione Noi Mondo Tv

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