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LA FIAT 500

fiat 500 bianca

di Amor Dekhis

Di questi tempi, quando passeggio nelle città storiche italiane o per lo meno in quelle che conosco (in Italia sono poche le città non storiche), e mi imbatto nei tanti SUV che monopolizzano spazi e traffico, specie le piccole vie, le tortuose viuzze, le piazzette, a volte mi viene subito da pensare alla storia del bell’oggetto progettato dall’ingegnere e designer romano Dante Giacosa, ovvero la Fiat 500.

Benché non ne abbia posseduta una, personalmente ho avuto un rapporto particolare, un pò curioso con questa simpatica e paffutella automobile. Probabilmente ha a che fare con le scene che si alternano in numerose pellicole del cinema italiano, in cui essa più di una volta appare come  personaggio, protagonista o coprotagonista che dir si voglia.

La prima volta che entrai in contatto con questa macchina, fu nell’autunno del 1979 ad Algeri. Eravamo un gruppo di studenti davanti al portone dell’Istituto in attesa della lezione, quando arrivò l’incaricato culturale presso l’ambasciata, e per la prima volta con una piccola macchina bianchissima, attirò l’attenzione di tutti. Lui lo conoscevamo già, anche come persona alla mano, divertente e ironica e godeva di molta simpatia fra di noi. Ci siamo messi a lungo a girare intorno a questo oggetto, che si vedeva raramente nelle strade di Algeri, e lo accarezzavamo come se fosse un neonato capitato all’improvviso fra un gruppo di adulti in trasferta.

Frequentai per un paio di mesi l’Istituto culturale di lingua italiana, che all’epoca era ubicato nelle vicinanze della zona centrale denominata “La Grande Poste”. Imparavo l’Italiano per preparare il mio viaggio di studio in Italia. L’inverno successivo approdai nel bel paese e venni a scoprire tante altre cose altrettanto particolari. E ciò che impressiona sono le antichità emerse nella freschezza di una variopinta natura. E di 500 ne vidi tante per strada. E il destino ha voluto sì, che me la trovassi sul percorso degli studi, in quanto avevo scelto di seguire le tracce di Giorgetto Giogiaro, Mario Bellini, Enzo Mari, ecc, ecc -senza dimenticare il Giacosa che fa al nostro caso-, ovvero lo studio dell’Industrial Design in cui loro sono maestri di fama mondiale.

Facendo questo confronto fra la piccola utilitaria e i SUV, mi viene da chiedere se gli italiani artisti e creatori, non abbiano dimenticato un poco la storia che a loro appartiene, tale da assistere a quest’anomalia, specie in luoghi stretti ma antichi e colmi di patrimonio culturale.

Io, questi SUV li immaginerei piuttosto utili nel mio paese di origine, vista la vastità del territorio. Là, le distanze si presentano lunghe, le strade attraversano una varietà geografica tanto da far pensare che si passi da un paese all’altro. A volte si percorrono strade senza curve né traffico per decine di km se non centinaia, e senza vedere anima viva. In certi posti capita che, se chiedi dove si trova una città e ti dicono “è solo qua vicino”, vuol dire che ti rimangono anche alcune centinaia di km da percorrere.

Per un pò, il destino della 500, sembrava quello dell’estinzione, ma qualcuno poi, per rivivere bei ricordi e preservare l’eredità, ha pensato di progettare la nipotina, una 500 nuova di zecca. Sembra a sua volta quasi una SUV: la nuova generazione è più cresciuta. Ma le piccole vie, le viuzze, le stradine, le piazzette sono rimaste tali quali.

Chissà come l’avrebbe pensata Dante Giacosa.

 

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