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KOBANE LIBERA: UN’EPICA RESISTENZA. MA ORA A CHI TOCCA RICOSTRUIRLA?

Fano 6 febbraio 2015

Da tre giorni si festeggia li liberazione del cantone siriano di Kobane: la tenace difesa delle milizie curde dell’Unità di difesa popolare ha vinto le milizie dello Stato Islamico.

La stretegia di bombordamento portata avanti dalle forze di coalizione guidate dagli Stati uniti e la seguente decisione statunitense di rifornire di armi i combattenti curdi, ha scoraggiato i militari islamici. Inoltre l’arrivo dei peshmerga dal Kurdistan irakeno (e dei combattenti dell’Esercito libero siriano, avvenuto quasi in contemporanea) dotati di armi pesanti, ha fatto si che la città venisse liberata. Alcuni scontri tuttavia proseguono, e i veivoli della coalizione continuano a perlustrare e a bombardare le zone periferiche (circa il 10% della città).

I drammatici numeri dell’assedio dell’IS durato oltre quattro mesi (1.300 combattenti e 12 civili, morti, 200.000 curdi fuggiti) fanno pensare alla necessità di ricostruire Kobane. Ma a chi toccherà farlo? Il presidente turco Tayyip Erdoğan ha affermato “Non vogliamo che dopo il Nord Iraq venga a nascere una Siria del Nord. Non possiamo accettarlo (…) queste formazioni causeranno grandi problemi nel futuro”. Ma allo stesso tempo, la comunità internazionale accusa la Turchia di aver permesso il passaggio dai propri confini a combattenti e rifornimenti destinati ai gruppi jihadisti, con il fine di rovesciare il governo di Bashar al Assad, che resta l’obiettivo principale del governo turco nei confronti della Siria.

Fonte: Osservatorio Balcani e Caucaso

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