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#IO SONO L’ALTRO

20 gennaio 2015
multiculturalismo

In questo momento storico, in cui la parola crisi regna sovrana, in cui è difficile anche solo immaginare il futuro dei propri figli, in cui si è fortunati se si ha un contratto a progetto senza ferie, malattia e tfr pagato la metà del dovuto, è facile incappare nei tranelli che si nascondono dietro ad una cattiva comunicazione e informazione e così partecipare ad alimentari l’odio per i capri espiatori trovati dalla massa pensante e scrivente.
Chi sono vi starete chiedendo?
Di sicuro non sono coloro che scrivono la storia del mondo, i colonizzatori dei popoli oggi in via di sviluppo, ma piuttosto gli abitanti del sud del mondo che a fatica riescono a conquistare una briciola di spazio nel “nostro” mondo, quello malato di eurocentrismo, che ha occhi solo per il proprio piccolo giardino, che ha paura dell’Altro, del Diverso, che non vuole arricchirsi se non di denaro.

Questo è ciò che appare, stando ai media e alle parole delle oligarchie che ci governano e ci rappresentano nel mondo, ma io voglio credere che l’essere umano sia ben più profondo e complesso di ciò che si legge dai fatti razzisti e intolleranti che accadono. Quelle forme di chiusura sono dettate dalla disperazione di una vita difficile in cui ci si sente abbandonati, non tutelati, vita che ci costringe a trovare un nemico e a colpevolizzarlo per le nostre rovine.

Perché voglio pensare che realtà come Lampedusa non sono fantascienza, dove uomini con pensioni “ridicole” e figli disoccupati aprono la loro porta di casa e cucinano per giorni e notti a sconosciuti giunti nella loro terra con le onde del mare, e quel piatto di pasta che si condivide assieme diventa più gustoso e ricco di una cena regale.

Quell’essere umano è in ognuno di noi e vorrei che si accendesse la spia del senso critico e si ragionasse ( mi riferisco ai politici che decidono delle nostre vite) prima di attuare misure di sicurezza post Charlie, come nel caso dell’assessore all’Istruzione del Veneto che ha fatto girare una circolare nelle scuole venete in cui si invitavano i presidi e gli insegnanti ad esigere dai genitori degli studenti musulmani una condanna degli attentati parigini.
Un altro caso di reazione fuori controllo è stata quella di Giovanna Tedde, assessore alla Cultura di Bonovra che dalla Sardegna ha postato sulla sua pagina facebook frasi di questo tipo: “Non accetto l’amicizia dei musulmani”, “Potete morire ammazzati tutti, compresi i bambini”.

Perché basta aver voglia di svolgere una breve ricerca online per leggere che la condanna al terrorismo islamico è arrivata a grande voce anche da numerosi paesi musulmani come l’Algeria, la Turchia, l’Egitto e da organismi istituzionali come la Lega Araba.

Perché non si può ancora oggi, ad inizio 2015, dopo tutti i discorsi fatti a seguito della cosiddetta primavera araba, parlare di terrorismo e di Islam collegandoli e confondendoli. Soprattutto se si è in politica e si rappresenta la massa che ha tra gli altri il diritto ad avere persone di qualità che danno voce ai loro pensieri.

Come scrive il giornalista di Al Jazeera Khaleb Diab “.. la società deve stare attenta a non stigmatizzare le comunità musulmane in Europa, spesso già emarginate e viste con sospetto .. Nonostante le proprie debolezze e i fallimenti, l’Europa deve incoraggiare, costruire e rafforzare il suo esperimento multiculturale”.

                                                                                                                                                                                 Ms. Smalm “Anima Mundi”

 

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