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Incontro: “Perchè ancora l’antisemitismo”

FANO 26 marzo 2014
antisemitismo

L’orrore per le immagini, il dolore e lo sdegno provocati dalla Shoah avevano convinto che fatti analoghi non si sarebbero mai più verificati. Se, a prima vista, la previsione sembra oggi essere confermata, dell’antisemitismo, nelle sue varie forme ed espressioni, non si può dire altrettanto.

Queste le premesse dell’incontro “Perché ancora l’antisemitismo”, che avrà luogo Giovedì 27 Marzo alle ore 17,00 nella Sala della Concordia della Civica Residenza. L’incontro – organizzato con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Fano – vedrà l’autorevole partecipazione del Rabbino Capo di Ferrara, Luciano Meir Caro, che, con il suo intervento, vuole contribuire all’accrescimento della conoscenza di questo pregiudizio etnico di origini antichissime ma fortemente presente e radicato nella società.

A sostenere questa teoria, il report dell’Agenzia europea per i diritti umani nel quale si denuncia che l’antisemitismo non è sparito ed è ancora molto radicato. L’agenzia, nella sua indagine condotta online da settembre a ottobre 2012, ha intervistato circa seimila ebrei che vivono in Paesi dove risiede il 90% della popolazione ebraica stimata nell’Ue: Belgio, Germania, Francia, Ungheria, Italia, Lettonia, Svezia e Regno Unito. I risultati sono sconfortanti: l’antisemitismo, invece di essere sepolto nella vergogna di una storia ancora recente, è più vivo che mai: il 66 per cento degli intervistati ritiene che l’antisemitismo sia un grosso problema nel suo Paese, il 21 per cento ha subito nell’ultimo anno attacchi antisemiti. Secondo il 75 per cento degli intervistati, soprattutto l’antisemitismo via web è un problema serio e in crescita costante.

Negli ultimi anni, c’è stato un aumento dell’antisemitismo proprio nei ragazzi in età da liceo, contestuale all’aumento di siti e blog antisemiti. L’antisemitismo, oggi, è online. E l’Italia ne detiene il triste primato in Europa. In Italia a partire dal 2008 si è registrato un preoccupante incremento di siti di tipo razzista sulle piattaforme di Internet e nei social network: Facebook e Twitter, in testa, tanto da conquistarsi il primo posto tra i Paesi europei con più ingiurie antisemite sul web. Solo sei anni fa, ad esempio, i siti “razzisti” erano 836 e dodici mesi dopo erano schizzati 1172, con un aumento del 40 per cento. Basti ricordare il sito Stormfront, che a fine 2011 ha pubblicato una lista dei 50 nomi degli ebrei – o presunti tali – italiani più in vista, tra imprenditori, magistrati, artisti e giornalisti.

Possiamo affermare dunque che, dalla fine della Shoah, l’antisemitismo rimane un male tenace e difficile da estirpare, in relazione al quale non possiamo smettere di vigilare.

FONTE: Comunicato Assessorato alla Cultura

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