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Immigrazione e UE: la lettera di Laura Boldrini

3 luglio 2014
boldrini

E’ un ringraziamento a tutti coloro che si stanno impegnando nei soccorsi e nell’accoglienza dei migranti, ma anche un monito, piuttosto duro, all’UE affinchè intervenga in modo strutturale e deciso quello che emerge dalle righe che Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati, ha indirizzato ieri, 2 luglio, al direttore del quotidiano La Repubblica. Pubblichiamo di seguito parte della lettera.

Caro direttore, “dopo anni di lavoro tra arrivi via mare, traversate finite bene, persone aggrappate alle gabbie per tonni, imbarcazioni alla deriva, naufragi con decine di morti, pensavamo di aver esaurito il repertorio. E invece no, non c’è limite al peggio. L’orrore ci doveva ancora riservare delle sorprese. Quanto è accaduto a bordo del peschereccio partito dalla Libia e giunto oggi a Lampedusa non lo avevamo mai visto prima. Nella stiva 25 cadaveri, presumibilmente morti asfissiati”. Scrivevo queste righe per il blog su Repubblica nell’estate del 2011, quando per la prima volta sentimmo che a bordo la lotta per la sopravvivenza non era soltanto contro il mare, ma anche contro altri uomini, in una sorta di “Colosseo galleggiante”. Tre anni dopo la tragedia si ripete, con le stesse modalità: migranti ammassati nella stiva sigillata, a Pozzallo anziché a Lampedusa, 30 morti anziché 25.

L’unica eccezione alla nostra indignata inerzia è l’operazione Mare Nostrum. Sono grata agli uomini e alle donne della Marina militare e di tutti gli altri corpi dello Stato che si occupano del salvataggio. Devono sentirsi orgogliosi del lavoro che fanno. Così come merita il nostro grazie la popolazione siciliana, per il senso di responsabilità di cui sta dando prova.

Ma Mare Nostrum da sola non basta. Non possiamo continuare ad occuparci degli effetti – gli arrivi di migranti – chiudendo gli occhi sulle cause che li producono: le guerre, le persecuzioni, le torture dalle quali i civili scappano. Qui c’è lo spazio dell’Unione europea, se solo volesse occuparlo: intervenendo come soggetto politico unitario, capace di rilanciare i processi di pace nei conflitti in atto alle sue porte, a partire da quello siriano che sta alimentando i flussi verso le nostre coste. Ma intanto già fin d’ora l’Ue può togliere lavoro ai trafficanti, offrendo alternative concrete a coloro che hanno bisogno di protezione. Si può prevedere, nei paesi confinanti con le zone di crisi, come la Giordania o il Libano – dove hanno trovato rifugio milioni di siriani – o nei paesi di transito, come la Libia, che le sedi diplomatiche degli Stati membri dell’Unione europea possano ricevere e vagliare le domande d’asilo, per trasferire poi legalmente nei rispettivi paesi coloro che posseggono i requisiti.

Visita il sito de La Repubblica per leggere integralmente la lettera di Laura Boldrini.

FONTE: larepubblica.it

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