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IMMIGRAZIONE E UIL: “SERVE UNA NUOVA STRATEGIA”

19 agosto 2014
sindacatieimmigrazione
C’è bisogno di una rivoluzione culturale dentro al sindacato e di una nuova strategia che tenga conto dei profondi cambiamenti che hanno già radicalmente mutato il mondo del lavoro e la società.Questa la riflessione del coordinamento nazionale UIL che sottolinea la necessità di nuove azioni e di un rinnovamento interno alla luce del milione di lavoratori stranieri che sono rappresentati dal sindacalismo confederale e che alla UIL corrispondono al 10% degli iscritti. Per non parlare del  fatto che il  tasso di sindacalizzazione medio dei lavoratori immigrati è oggi addirittura superiore a quello dei lavoratori italiani.

«Tutto ciò», afferma la UIL, «obbliga il sindacato a rivedere le proprie strategie, sia sul fronte dei contenuti contrattuali, ma anche su quello del contrasto alle discriminazioni, dai servizi da offrire ai nuovi cittadini, alle politiche di inclusione sociale, integrazione e diritti di cittadinanza. Inoltre la crescente platea di iscritti stranieri si traduce nella crescente necessità di includere nuovi quadri di origine non italiana nelle proprie strutture di base e dirigenziali.  Non solo per il crescere percentuale della presenza tra gli iscritti, ma anche in quanto “mediatori culturali” naturali verso le idee e i bisogni di altri nuovi cittadini. In questo modo è la stessa fisionomia del sindacato a cambiare,  assumendo caratteristiche sempre più multietniche». Non si può più «confinare ad una nicchia dipartimentale dell’attività sindacale un tema così grande e trasversale» come quello dell’immigrazione.
Fino a oggi, continua la nota, «una certa complementarietà tra il lavoro degli immigrati e quello degli italiani ha evitato aperti conflitti e guerre tra poveri. In generale il lavoro degli stranieri è stato ed è di tipo “low cost”. Non è detto però che la situazione non possa cambiare a causa del prolungarsi della crisi. Il rischio è che possano crearsi situazioni di conflitto nell’accesso al lavoro, tra autoctoni e stranieri, anche in aree prima disertate dagli italiani».
Non va tuttavia dimenticato il contributo fondamentale che gli immigrati portano al sistema produttivo, fiscale e previdenziale. «Gli immigrati rappresentano oggi circa un contribuente su dieci e concorrono al 5,6% della ricchezza totale dichiarata, con quasi 45 miliardi di euro (dai 40,4 del 2008). Ed oltretutto producono l’11% del nostro PIL, oltre a pagare parte delle nostre pensioni. La diversità è anche fonte di ricchezza culturale che, se ben utilizzata da datori di lavoro intelligenti, può portare ad un importante aumento della produttività».

FONTI: 
Focus Immigrazione 25/XII – Dipartimento Politiche Migratorie UIL
Portale Integrazione Migranti
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