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I GIUDICI DE L’AJA: “OLANDA RESPONSABILE A SREBRENICA”

18 luglio 2014
Srebrenica

Il giornalista e conduttore televisivo Antonello Piroso, nel suo toccante monologo intitolato “Srebrenica 8372″ (clicca qui per vederlo su youtube) che ripercorre tutta la storia della guerra dei balcani fino ad arrivare al massacro compiuto nella cittadina bosniaca, esordisce cosi: “Nel 1925 Eugenio Montale ha scritto una poesia che dice <spesso il male di vivere ho incontrato>. Questo va molto al di là del male”.

Molto, troppo al di là del male. E’ un documento che occorre necessariamente vedere per informarsi, per apprendere una vicenda che purtroppo molti non conoscono, e per raccontarla facendo in modo che nessuno dimentichi mai cosa è successo nella settimana che va dall’undici luglio al diciotto luglio di quel 1995.

A tal proposito, in questi giorni, i giudici de l’Aja hanno riconosciuto civilmente responsabile l’Olanda, i cui caschi blu che presidiavano la zona non intervennero a protezione dei cittadini bosniaci.

“Lo Stato (olandese, n.d.r.) è responsabile della perdita subita dai familiari dei deportati a Potocari nel pomeriggio del 13 luglio 1995. Non avrebbe dovuto lasciar andare gli uomini che si trovavano presso i loro edifici”, focalizzando l’attenzione sul fatto che i militari avrebbero dovuto prendere atto che quegli uomini sarebbero stati vittime di un genocidio.

“Possiamo affermare con sufficiente certezza” sostiene il magistrato “che se il contingente olandese avesse permesso a quelle persone di restare, esse si sarebbero salvate”.

La decisione dei giudici de L’Aja fa riferimento “soltanto” a 300 uomini e ragazzi musulmani che si trovavano al riparo presso la base del Dutchbat (il nome del battaglione olandese), degli 8.000 che vennero brutalmente uccisi dall’esercito serbo guidato dal generale Mladic; un numero spaventoso, un genocidio terrificante perpetrato nel totale immobilismo della comunità internazionale.

8372 vittime, tante sono le persone riconosciute sino ad oggi nonostante i dati non siano ancora definitivi a causa delle numerose fosse comuni nelle quali molti corpi sono stati sepolti e delle quali non si conosce l’esatta collocazione.

Il verdetto è stato accolto con soddisfazione, ma anche con rabbia, poiché è stata fatta giustizia soltanto per una parte dei familiari delle vittime. Una di loro, Munira Subasic, commenta così la notizia: “Come spiegare ad una madre che gli olandesi sono responsabili della morte del figlio che si trovava da un lato della barricata e non della morte di quello che stava dall’altro? La base era così grande che chiunque avrebbe potuto essere accolto al suo interno. Continueremo a batterci per la verità e la giustizia”.

Fonte: www.repubblica.it

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