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Diventare mamma in Italia

neonato

Tutte le donne presenti in Italia hanno diritto alla tutela della maternità. Se si pensa di aspettare un bambino, è bene che si rivolga al suo medico di famiglia o al consultorio più vicino; qui potrà usufruire di un programma specifico di assistenza in gravidanza, un percorso che prevede l’accompagnamento della donna fino ai primi mesi di vita del bambino:

1 – Assistenza in gravidanza: visite ostetriche, ecografie, controlli ed esami, corsi di preparazione al parto e consulenza legale per le lavoratrici.
2 – Assistenza al parto: assistenza durante il travaglio e il parto, educazione e sostegno all’allattamento al seno e alle prime cure al neonato.
3 – Assistenza dopo il parto: visite post-partum (dopo il parto)

Dopo il parto, l’ostetrica rilascerà ai genitori un certificato di assistenza al parto, utile per l’iscrizione del neonato nelle liste anagrafiche. L’iscrizione deve essere effettuata entro dieci giorni dalla nascita presso gli uffici di stato civile del Comune, oppure entro tre giorni dalla nascita presso la direzione sanitaria dell’ospedale.
Fino all’età di sei anni i bambini hanno il diritto di effettuare gratuitamente le visite specialistiche, le analisi di laboratorio e altri accertamenti, se il reddito familiare non supera l’importo stabilito dalla legge. Se invece le difficoltà socio-economiche sono più gravi, è possibile consultare un assistente sociale.

In Italia alcune vaccinazioni sono obbligatorie per legge: antidifterica, antitetanica, antipolio, antiepatite B; altre invece sono facoltative, ma raccomandate. È bene rivolgersi al pediatra o al consultorio familiare per ricevere ulteriori informazioni e un opportuno orientamento.
Va inoltre ricordato che il bambino che ha già iniziato il ciclo di vaccinazioni nel Paese di origine può continuare il programma di vaccinazioni in Italia, presso il consultorio familiare di appartenenza; è consigliabile presentarsi al servizio muniti del certificato che dimostra le vaccinazioni effettuate.

La legge italiana prevede la possibilità di interrompere volontariamente la gravidanza entro 90 giorni dall’inizio dell’ultima mestruazione. Se si vuole ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), è possibile rivolgersi ad un consultorio: qui il ginecologo rilascerà il certificato necessario per sottoporsi a IVG. Questo certificato può essere richiesto anche al ginecologo di fiducia, al medico di famiglia o ad un altro specialista. Ottenuto il certificato, la donna verrà messa in contatto con i reparti ospedalieri di riferimento per l’esecuzione dell’intervento.

Subito dopo la nascita (entro qualche giorno), uno dei due genitori dovrà presentarsi alla ASL del proprio Comune con un documento d’identità, autocertificando i dati del bambino che verrà quindi iscritto al Servizio Sanitario Nazionale. Al neonato sarà assegnato un codice sanitario personale, con l’indicazione del pediatra scelto tra i medici presenti sugli elenchi della ASL al momento stesso dell’iscrizione.

La legge italiana consente alle donne di partorire in anonimato (senza cioè dichiarare le proprie generalità e senza mostrare alcun documento) e di non riconoscere il figlio, garantendo allo stesso tempo al bambino il diritto di crescere in una famiglia. Il parto in anonimato non è considerato un reato e non espone a nessun tipo di sanzione o di segnalazione agli organi di polizia. Dopo aver partorito, la madre può lasciare il neonato in ospedale e avrà 10 giorni di tempo per decidere di riconoscerlo; se ciò non avviene, il bambino sarà dichiarato adottabile e affidato a una delle famiglie in attesa di adozione.
Questa è però una scelta definitiva e non è possibile cambiare idea in seguito.

Per leggere l’intera sezione dedicata alla salute della donna, clicca qui.

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