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GIORNO DEL RICORDO: I MASSACRI DELLE FOIBE. NON DIMENTICHIAMO

10 febbraio 2015
FOIBE

10 febbraio 2015. Giorno del ricordo dei “massacri delle foibe” subiti dalla popolazione della Venezia Giulia e della Dalmazia. Una delle pagine più controverse della recente storia italiana e una delle pagine più nere dell’intolleranza tra popoli del recente passato.

Questo piccolo trafiletto vuole essere un tributo alla “memoria” di questa tragica storia di confine, messa in atto durante gli anni quaranta dello scorso secolo e contraddistinta da un sinistro silenzio adagiato sopra le numerose e stropicciate pieghe della storia che segnarono quei lunghi anni di violenza.
Storia che a volte riesce comunque ad alzare la voce contro ogni previsione, facendo trapelare, durante l’ultimo scorcio dello scorso secolo, i racconti di quel preciso avvenimento che riporta alla luce della memoria odio e grida, intolleranza e ideologie, corpi dimenticati e aguzzini occasionali. Quelle voci che, appena sussurrate all’inizio e marcatamente scandite poi, fanno emergere le vicende di Partigiani Slavi e Polizia Titina decisi nel massacro sistematico dei numerosi corpi dei fascisti e dei non comunisti italiani gettati poi nelle oggi famose Foibe, in nome di movimenti politico-ideali che tentavano di andare a ricomporre i futuri assetti del vecchio continente straziato nelle macerie di un conflitto che vide la Morte assumere proporzioni seriali.
Ma come spesso accade le parole giunte fino a noi ricordano un po’ meno bene la complessità delle cause e degli effetti che portano avanti gli ingranaggi della storia e fanno assumere alla linea del tempo una logica quasi meccanica. Ecco perché quel massacro emerge da germi di violenza e di divisione partiti da lontano, probabilmente dai movimenti indipendentisti dell’800 o dagli sconvolgimenti del primo conflitto mondiale, passando forse dalle ripetute occupazioni del periodo a cavallo tra le due guerre, o dalle forti ideologie che contraddistinsero il secolo appena trascorso, o forse ancora prima…
Non spetta certo a noi ne a questa sede decidere da dove l’odio nasca, è però un dovere di tutti non scordare mai dove questo odio può condurre, al di là di nazionalismi, ideologie o movimenti. Nella contemporaneità dei droni e della velocità delle rete, dove anche la generazione dei testimoni oculari sta scomparendo, il massacro delle foibe sembra essere così obsoleto da far pensare che sia quasi auspicabile dimenticare.
È qui che la memoria deve prendere una connotazione diversa: non scolastica, non razionale, non asettica. È sfruttando l’emotività dell’immedesimazione in quelle vite straziate seppellite all’interno di cavità naturali divenute contenitori di morte e corpi o facendosi carico dei sensi di colpa di intere generazioni che solo a stento sono riuscite a venire a patti con loro stesse e con le loro vite sospese durante quei forti anni di orrori, che abbiamo l’obbligo morale di provare a divenire protagonisti di un presente consapevole e responsabile di ciò che sta seminando.
Per avere una guida, per avere memoria.

 

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