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Fano racconta il Ruanda: “Loro insieme a noi”

17 maggio 2014
intercultura Ruanda

Intervista ad Andrea Lodovichetti, uno dei 3 fanesi che il 22 maggio sarà in Africa per realizzare un documentario.

Sarà una troupe tutta fanese a raccontare, attraverso un documentario, la situazione del Ruanda e l’operato dell’Associazione Sports Around The World. Affiancati da Paolo Laddomada, da Stefano Bizzozzi (presidente dell’Associazione e allenatore di pallacanestro professionista) e da Giovanni Albanesi (vice presidente), i tre fanesi di nascita Nicola Nicoletti, Eugenio Cinti Luciani e Andrea Lodovichetti, da anni professionisti del settore, saranno in Ruanda la prossima settimana per iniziare le riprese di questo importante progetto.

Alla vigilia della partenza abbiamo intervistato Andrea, a cui abbiamo estorto anche la promessa di un secondo incontro al suo rientro in Italia, quando ci racconterà in maniera più approfondita le impressioni, le sensazioni e le emozioni vissute durante la sua permanenza in Africa.

 Il 22 maggio inizierà ufficialmente la vostra avventura in Africa. Come è nata l’idea del progetto?

Dopo il successo del documentario “In viaggio per un sorriso – Tour Spagna 2012”, che ho avuto il privilegio di realizzare insieme a Nicola e a Paolo con l’associazione ONLUS Bikers Food Club di Fano, è stato quasi naturale il tentare di unire le forze insieme a Sports Around The World con l’obiettivo di raccontare il Ruanda attraverso la voce stessa di chi, in quei luoghi, è nato e ci vive. Grazie all’associazione patrocinante il progetto, e grazie all’operato di chi da anni lavora ed opera in loco, racconteremo la situazione di quelle terre con un filtro. Filtro che non sarà tanto schermo quanto cassa di risonanza di tre punti di vista ben precisi e che potremmo riassumere con altrettante parole: “loro, insieme a noi”.

 L’obiettivo del documentario sarà dunque non solo raccontare l’Africa e la realtà che ancora oggi si vive in alcune zone del mondo, ma anche sensibilizzare l’opinione pubblica sull’operato delle numerose Associazioni che da anni, in quelle zone, lavorano incessantemente.

 Sicuramente la sensibilizzazione è un aspetto fondamentale. Sports Around The World, così come tantissime altre ONG/ONLUS italiane presenti nel territorio africano, hanno costantemente bisogno di un supporto. Supporto inteso come risorse umane volontarie ma anche, e soprattutto, economico. Con il documentario ci poniamo quindi anche lo scopo di raccontare lo sforzo di questa Associazione, spesso sottovalutato, nei fatti e dalla viva voce di coloro i quali di tali servizi, strutture, donazioni…vivono. Non sarà il punto di arrivo, ma di partenza: un background straordinario e toccante che trasparirà in tutto il suo valore tra quei colori e quei volti, in quella spiazzante serenità raccontata da chi può insegnarci tanto.

 Perchè proprio il Ruanda?

L’associazione Sports Around The World è da sempre molto attiva in più parti del mondo. Ha iniziato sostenendo alcuni progetti in Somalia, in Brasile, in Argentina, per poi intraprendere il primo viaggio in Kosovo e passare in Africa. In Ruanda, in particolare, c’è attualmente un progetto in fase di realizzazione ed è quello che documenteremo con le nostre immagini.

Non dimentichiamoci che soltanto 20 anni fa questo paese fu martoriato da uno dei più sanguinosi episodi della storia, dovendo sopportare una guerra civile agghiacciante durante la quale, fra le altre cose, emerse in tutta la sua drammaticità il fenomeno del reclutamento dei bimbi soldato.

Dal punto di vista strettamente stilistico come pensi di strutturare questo lavoro?

 Mi piace pensare ad un lavoro che nasca e si sviluppi forte di una semplice e naturale improvvisazione, laddove “naturalezza” e “semplicità” saranno le istanze che muoveranno ogni sentimento, ogni frame: racconteremo un mondo che anche noi stessi non conosciamo a fondo e che scopriremo solo una volta arrivati là, ritraendolo e vivendolo insieme allo spettatore e ai protagonisti, in tempo reale. In circa 50 minuti di filmato daremo spazio a voci, sguardi, persone. Respiri. Un ritratto a mosaico fatto di mille inevitabili individualità, ma al contempo un coro in cui emergerà con fierezza lo spirito comune molto forte che contraddistingue le popolazioni di quell’area. Vorremmo realizzare un documentario “leggero”, piacevole, ma che abbia la forza di far riflettere. Di imporci uno stop. Di invitarci a guardare al di là di noi. Di osservare loro. E di pensarci insieme. “Loro, insieme a noi”, appunto.

 Mandela diceva, a proposito dello sport, che esso “ha il potere di cambiare il mondo. Di unire la gente. Parla una lingua che tutti capiscono. Lo sport può creare la speranza laddove prima c’era disperazione”. Che ruolo avrà dunque all’interno del progetto?

Lontani dalla drammatica, vergognosa e recentissima cronaca cui siamo abituati parlando di sport, fatta di violenza ingiustificata e di guerriglie urbane camuffate da tifo, qui ne racconteremo l’ importanza nella sua valenza più sana, poetica e naturale: quella per cui esso si configura come attività fisica e mentale ma anche e soprattutto come “luogo della mente e della speranza”, in un’area del mondo in cui di speranza c’è davvero bisogno. Così come di entusiasmo. Così come di determinazione, intesa come raggiungimento di un obiettivo, di un goal, di un punto.

Lo sport come pratica liberatoria, come luce di speranza in un paese cui non rivolgiamo mai abbastanza sguardi ed attenzione. Stefano Bizzozzi e Paolo Laddomada tra gli altri, di Sports Around The World, l’hanno capito bene da tempo. E da anni lavorano su questo.

 Un grandissimo in bocca al lupo, grazie per la disponibilità e buon lavoro.

 Crepi il lupo, grazie a voi. A presto.

Ringraziamo Andrea per essersi reso disponibile per l’intervista e facciamo un grande in bocca al lupo a tutte le persone che prenderanno parte a questo bel progetto. Buon lavoro!

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