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FANO, MEMO. “SAPERE: LE FONDAMENTA DEL FUTURO”

3 febbraio 2015
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In che stato si trova la vita culturale nel nostro paese? La cultura ci potrà salvare? Questi sono solo alcuni degli interrogativi a cui si cercherà di dare una risposta martedì 3 febbraio, alle ore 18.00 alla Mediateca Montanari di Fano, in un dibattito che vedrà ospiti Giovanni Solimine, Presidente del Forum del Libro e professore di Biblioteconomia alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma La Sapienza, e Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio3, ideatore e conduttore della trasmissione Fahrenheit, i quali saranno intervistati per l’occasione da Lella Mazzoli, direttrice dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino e del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e Discipline Umanistiche dell’Università di Urbino Carlo Bo.

La parola “Sapere – Le fondamenta del futuro” sarà infatti al centro del quarto appuntamento della rassegna “Con le parole giuste – le parole della giustizia nella filosofia, nella letteratura, nella società”, organizzata da Comune di Fano – Assessorato alle Biblioteche e alla Legalità Democratica, Mediateca Montanari – Memo, Biblioteca Federiciana, Fondazione Federiciana, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Magistrati – sezione Marche. L’incontro sarà occasione per presentare le ultime pubblicazioni degli autori: “Senza sapere. Il costo dell’ignoranza in Italia” di Giovanni Solimine e “Un millimetro in là. Intervista sulla cultura” di Marino Sinibaldi, a cura di Giorgio Zanchini, entrambi editi da Laterza, 2014.

I dati elaborati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico parlano chiaro e collocano il nostro Paese in fondo alla graduatoria per competenze alfabetiche e matematiche, competenze – come riferisce lo studio – fondamentali per la crescita individuale, la partecipazione economica e l’inclusione sociale. Nel nostro Paese è in atto un declino culturale senza precedenti, si può parlare di una vera e propria rivoluzione, o meglio controrivoluzione, culturale. Per fare qualche esempio: l’Italia ha solo il 56% di diplomati contro una media europea del 73,4% ed il 20,3% di laureati contro il 50% della Gran Bretagna. Solo il 15% degli italiani adulti ha raggiunto un livello di istruzione universitaria mentre nei Paesi Osce il dato medio è più del doppio. Dati che ci fanno spalancare gli occhi e che descrivono un’Italia senza sapere.

Gli scarsi investimenti in ricerca e sviluppo hanno senza dubbio contribuito a sviluppare in Italia una forte disoccupazione lavorativa ed intellettuale, a cui va sommata anche la crescita delle differenze sociali. I laureati italiani restano per lo più disoccupati, costretti a trasferirsi all’estero per trovare un’attività lavorativa degna delle loro aspettative. Di conseguenza, la crescita della sfiducia tra i giovani studenti porta anche al calo delle iscrizioni all’università, non a caso nel 2013-2014 gli immatricolati sono stati 68 mila in meno rispetto all’anno accademico 2002-2003. Come si è arrivati a tutto questo? Mentre altri paesi, in primis Francia, Germania e Regno Unito, attuavano una politica della conoscenza ed aumentavano fondi e risorse a disposizione della cultura e dell’istruzione, nel nostro Paese si praticavano tagli lineari soprattutto ai danni della scuola. Oggi più che mai servono strumenti adeguati per navigare consapevolmente la cultura, è necessario agire sulla formazione, soprattutto delle giovani coscienze. Libri e letteratura sono importanti per pensare e costruire una società più giusta, meno corrotta e con una maggiore qualità di vita. Investire in istruzione e ricerca, questa la chiave per la costruzione del nostro futuro, per creare nuove occupazioni, in una sola parola crescere, come spiega Giovanni Solimine nel suo ultimo libro “Senza sapere. Il costo dell’ignoranza in Italia”. “L’Italia sembra non rendersene conto: tutte le statistiche ci ricordano il basso livello di competenze degli studenti e della popolazione adulta, lo scarso numero di laureati e diplomati che il nostro invecchiato e gracile sistema produttivo non è capace di assorbire, la debole partecipazione dei nostri concittadini alla vita culturale. Un paese povero di risorse materiali e in ritardo dovrebbe investire in formazione più degli altri paesi. Invece continua a non avere una politica della conoscenza, fondamentale per la costruzione del nostro futuro: gli investimenti in istruzione e ricerca ci costerebbero meno di quanto ci costa l’ignoranza. Questo è il paradosso di un’Italia senza sapere.”

Di tutto questo e tanto altro si parlerà nell’ambito della rassegna “Con le parole giuste”, martedì 3 febbraio alle ore 18.00 alla Memo di Fano, con Giovanni Solimine, Marino Sinibaldi e Lella Mazzoli.

Fonte: Comunicato. Ufficio Stampa e Comunicazione Rassegna “Con le parole giuste”

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