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Da migrante a direttore di un CIE…

9 aprile 2014
cie bari

Sembrerebbe una storia da film quella realmente accaduta a Rohan Lalinda, cittadino dello Sri lanka,  che nel 2000 giunse in Italia e venne rinchiuso perché irregolare nel Cpt di Trapani: oggi, a soli 14 anni dal suo arrivo,  è il nuovo capo del Centro d’identificazione ed espulsione di Bari, una struttura che rinchiude altri stranieri senza permesso in attesa del rimpatrio. Ad intervistarlo la testata on-line redattoresociale.it di cui riportiamo un estratto:

“Era un centro come questo – dice Roahn su redattoresociale.it – solo che allora si chiamavano Cpt, è cambiato il nome”. Lo racconta nel corridoio del Cie di Bari. Non più da trattenuto. Oggi dirige il centro di detenzione amministrativa del capoluogo pugliese, una struttura sotto processo. Secondo l’avvocato Luigi Paccione, che al momento è anche uno dei candidati alla carica di sindaco, è un “carcere extra ordinem” e per questo con il collega Alessio Carlucci e l’associazione Class Action procedimentale, ha portato il ministero dell’Interno in tribunale, in un processo per la chiusura del Cie di cui questa mattina si è svolta l’ennesima udienza.

Con 27 euro e 90 centesimi a persona al giorno, la tariffa più bassa praticata in questo momento nei Cie italiani, Lalinda gestisce una struttura che di fatto reclude 80 persone, chiamate “ospiti”, di varie nazionalità: georgiani (la maggioranza), tunisini, algerini, bengalesi. Ma anche qualcuno dello Sri Lanka. “È capitato a un mio compaesano, dopo 10 anni di lavoro regolare l’ha perso, ha avuto sei mesi per trovarne un altro, non l’ha trovato ed è finito qua”, racconta Lalinda.

L’unica colpa è essere migranti che hanno rischiato la vita per raggiungere l’Europa. Come è successo nel 2000 allo stessoLalinda, arrivato in Italia da irregolare su una barca che ha fatto la traversata del Mediterraneo. Dall’Egitto a Catania. “Quando sono arrivato clandestinamente mi hanno portato in un Cpt, il Serraino Vulpitta di Trapani – ricorda il direttore del Cie di Bari – lì ci hanno trattato molto umanamente, purtroppo questa è la legge ed è anche peggiorata, quando io ero ospite del cpt il trattenimento era di 60 giorni, ora arriva a 18 mesi”. Il Cpt Serraino Vupitta era gestito da una cooperativa dello stesso consorzio che oggi ha l’appalto del Cie di Bari, i trapanesi di Connecting people. “Dopo due anni e mezzo sono entrato a lavorare sempre in quel centro come amministrativo, poi piano piano sono diventato direttore di un altro centro, il Cara di Brindisi, infine sono stato trasferito qua”. Lalinda è formalmente direttore del Cie da novembre scorso. “Loro, gli ospiti, l’unica cosa che chiedono è la libertà”, spiega.

Leggi la versione integrale dell’intervista su redattoresociale.it

FONTE: Website Redattore Sociale

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