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Contro le mutilazioni genitali femminili

7 febbraio 2014
Stop mgf

In occasione della Giornata internazionale contro l’infibulazione e le mutilazioni genitali femminili, che si è svolta ieri, 6 febbraio, l’associazione Plan Italia, attiva nella promozione dei diritti dei bambini, rilancia una petizione, affinché gli italiani spronino l’attuale governo a impegnarsi nella sfida della riduzione ed eliminazione delle MGF in Italia e in tutti i Paesi in cui esse vengono ancora praticate. Come? Attraverso un’intensa azione di pressione che porti a sanzioni per chi continuerà a praticarle, assistenza sanitaria gratuita alle bambine e alle donne che soffrono per le complicanze e infine che favorisca la diffusione di informazioni sul tema.

Tali pratiche infatti modificano intenzionalmente (con la rimozione parziale o totale) o procurano lesioni agli organi genitali femminili, per ragioni non mediche; sono internazionalmente riconosciute come una violazione dei diritti umani e  rappresentano una forma estrema di discriminazione contro le donne.

“Le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti umani  – si legge sul sito di Plan Italia - e in particolare violano i diritti delle bambine di essere protette contro la violenza, rispettando la loro dignità, privacy e integrità fisica: al mondo più di 140 milioni di bambine e di donne ne sono vittime; di queste oltre 100 milioni si trovano in circa 28 Paesi africani: basti pensare che in Egitto, Eritrea, Mali, Sierra Leone e nel nord del Sudan il fenomeno tocca quasi la totalità della popolazione femminile (più dell’80%). Tuttavia non è solo un problema dei Paesi in via di Sviluppo, ma si riflette anche sulla nostra società se si considera che ne sono vittime, silenziose, le bambine e le donne di immigrati che vivono in Italia.  Sebbene sulla carta vi siano molte leggi che vietano le MGF, tuttavia, nella realtà, i provvedimenti intrapresi sono rari; questo in parte è dovuto al fatto che le comunità e le autorità che dovrebbero condannare questa pratica ne sono indifferenti e dall’altra le vittime sono restie a testimoniare: senza la necessaria consapevolezza da parte della comunità, le MGF continueranno a essere praticate indisturbate nella clandestinità.E se non si interviene, l’orribile pratica continuerà con 30 milioni di bambine a rischio di mutilazione nei prossimi dieci anni”.

Per firmare la petizione,  clicca qui.

Servizi contro le MGF già attivi – come informarsi e a chi rivolgersi

La legge italiana condanna ogni forma di violenza, anche se di natura culturale, che possa ledere all’integrità fisica e psichica della persona, comprese le pratiche tradizionali dannose per le donne e le bambine come ad esempio il matrimonio precoce o forzato e le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF).

In Italia le MGF sono un reato punibile con il carcere. La Legge n. 7 del 9 gennaio 2006 prevede la detenzione da 4 a 12 anni per chi pratica le mutilazioni in assenza di esigenze terapeutiche e con lo scopo di modificare le funzioni sessuali della vittima, con un aumento della pena di un terzo quando la vittima è una persona minore. L’autore è punito anche quando l’intervento è eseguito all’estero su cittadina italiana o straniera residente in Italia.

Molte associazioni di donne immigrate in Italia sono impegnate in attività di prevenzione e contrasto alle Mutilazioni Genitali Femminili, e supportano le donne attraverso la realizzazione di gruppi di mutuo sostegno e la facilitazione dell’accesso ai servizi socio-sanitari. Per questo tipo di problemi è bene rivolgersi al proprio consultorio familiare.

Contro le pratiche di mutilazione genitale femminile (MGF) è già attivo il Numero Verde Gratuito 800 300 558. Il servizio, disponibile dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 14.00 e dalle 15.00 alla 20.00, è gestito dalla Direzione Centrale Anticrimine del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno; le telefonate sono ricevute da personale specializzato del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato che, oltre all’assistenza, ha il compito di comunicare le eventuali notizie di reato alle Squadre Mobili territorialmente competenti.

Il Dipartimento per le Pari Opportunità ha pubblicato nel suo portale un opuscolo informativo sull’infibulazione ed ha avviato una campagna di informazione e dissuasione su tali pratiche.

Sul sito di Plan Italy, oltre a firmare la petizione, è possibile visionare un video con toccanti testimonianze di donne che hanno subito tali pratiche. Clicca qui per vedere il video.

FONTI :

 

 

 

 

 

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