Legare il riuso immobiliare a scopo abitativo all’esperienza di avviamento di un’attività lavorativa per alcuni migranti e giovani disoccupati: ecco a voi il progetto Netzanet, che si oppone ai regimi di caporalato attraverso le auto-produzioni di prodotti locali e di conserve. Nell’ex liceo Socrate di Bari, dove vivono famiglie di immigrati e giovani disoccupati, è nata infatti l’idea della produzione solidale di salsa di pomodoro biologica ma soprattutto a filiera etica. A promuoverlo in Puglia l’associazione Solidaria.
Netzanet in tigrino significa libertà: la libertà per i migranti di poter circolare senza dover essere soggetti a continue espulsioni e respingimenti,ma anche la libertà di essere padroni della propria forza lavoro senza dover subire i continui ricatti di padroni, caporali e multinazionali. Certo non è un caso che i pomodori a marchio “libertà” siano di Giuseppe, giovane italiano precario e Abdul, giovane lavoratore immigrato, per anni sfruttato dal caporalato. E non finisce qui: la produzione della salsa di pomodoro è fatta insieme dai rifugiati che occupano i locali dell’ex liceo barese e da giovani, studenti e disoccupati. A ribadire che è proprio vero che se si vuole l’unione fa la forza mettendo insieme due soggetti (precariato giovanile e giovani immigrati) che oggi vivono in prima persona gli effetti della crisi, con una precarietà diffusa e a tempo indeterminato.
Per poter pagare in maniera equa le persone che hanno partecipato al progetto, sia in fase di raccolta che di trasformazione, Netzanet ha lanciato un crowdfunding con cui sono stati raccolti duemila e seicento euro.
FONTE: www.produzionidalbasso.com