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COMMUNITAS, IL PUNTO SU LAVORO E CASA DELLA COOP LABIRINTO

lorenzook

E’ trascorso un anno dall’inizio del progetto Communitas e abbiamo incontrato l’educatore della cooperativa Labirinto Lorenzo Guccini per fare con lui il punto della situazione e farci raccontare come si stanno sviluppando in particolare due aree importanti del progetto: i tirocini lavorativi e il co-housing.

I tirocini hanno coinvolto 10 ragazzi. Ecco le loro realtà:

Hassan Deeb Hamdan Ramadan, tecnico informatico palestinese, inizialmente selezionato per fare parte del progetto a seguito del corso di formazione come pizzaiolo, ha svolto il tirocinio presso l’Antica Pizzeria 2.0 by Mery. Per ricongiungersi con i suoi fratelli ha poi deciso di abbandonare l’Italia e il sistema di accoglienza ed è prossimo alla partenza: destinazione Bruxelles.

Sayed Alì Asghar, pakistano ex studente di lingue, ha svolto un tirocinio come pizzaiolo presso la Pizzeria Braccino 5. Ora vive e lavora a Roma.

Tajdar Hussain, pakistano ex studente di medicina, ora studia psicologia in modalità online presso l’Università Uninettuno. Ha svolto il tirocinio presso l’American Graffiti di Montecchio e ora lavora nella filiale di Pesaro.

Leonard Patrick, nigeriano, ha svolto il proprio tirocinio presso il vivaio Pascucci, ma finito il periodo di prova ha deciso di intraprendere altre strade lavorative.

Said Haidar, in Somalia lavorava in farmacia e ha eseguito il proprio tirocinio alla Farmacia Zongo come responsabile di magazzino. Ora risiede a Malta.

Morsal Abdelfattah, ex proprietario  del ristorante Hayat a Tyieeglow in Somalia, sta attualmente svolgendo il proprio tirocinio come aiuto cuoco presso il ristorante L’artista di Pesaro.

Zaheen Zaryali, afghano, sta svolgendo il tirocinio presso l’American Graffiti di Pesaro, in cucina.

Islam Ahmadzai , dall’Afghanistan e Saikou Ceesay, dal Gambia, sono entrambi tirocinanti all’Hotel Due Pavoni come aiuto cuoco.

Bakar M Yussuf, nigeriano sta svolgendo il proprio tirocinio presso il Fiorista Latini a Pesaro.

Svariate attività, quindi, abbinate alle differenti attitudini personali dei beneficiari del progetto, con l’intenzione di individuare le loro propensioni lavorative e sociali, prestando attenzione al mercato lavorativo della zona del pesarese.

“I ragazzi sono stati selezionati dapprima per il requisito di possedere lo status di asilo politico, poi per merito”- dice Lorenzo -“grazie all’impegno e alla serietà dimostrata durante il loro percorso nel circuito Sprar”.
I tirocini a volte hanno permesso ad alcuni di trovare un lavoro, mentre in altri casi non vi è stata una prosecuzione, per diversi motivi, a volte anche personali, come nel caso di ragazzi trasferitisi in altri paesi.

“Relativamente all’attività di housing sociale invece”- spiega Lorenzo – “ la situazione è più complessa. Come per gli italiani, anche per i nostri ragazzi non è facile trovare casa se non si possiede un contratto di lavoro. Nonostante gli ostacoli, però, riescono comunque ad organizzarsi autonomamente attraverso la propria rete di conoscenze, soprattutto legata alla comunità di provenienza, trovando camere in cui risiedere”.

Il lavoro e la casa restano due elementi fondamentali per la conquista di un’ autonomia socio-economica che permetta ai titolari di protezione internazionale di crearsi un presente ed un futuro in Italia.

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