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COMBATTERE IL RAZZISMO ONLINE: MA COME, SE MANCA LA LEGGE?

22 gennaio 2015
razzismoonline

Che la discriminazione e i messaggi razzisti passino oggi soprattutto attraverso i media è ormai un dato assodato, soprattutto per quanto riguarda i nuovi media: pochi mesi fa lo ha messo in luce anche il Dossier statistico immigrazione 2014 di Unar. Ma come si può combattere se non ci sono le armi legislative per farlo? A porsi questa bella domanda e ad evidenziare le tristi contraddizioni del belpaese è Giovanni Grasso in un articolo uscito lo scorso 19 gennaio sul quotidiano Avvenire. 

Grasso fa un breve excursus storico dei tentativi, tutti vani, che sono stati fatti in Italia negli ultimi anni per tentare di arginare il fenomeno: circa due anni fa l’allora ministro dell’Integrazione Andrea Riccardi propose un provvedimento grazie a cui la Polizia postale avrebbe potuto oscurare i siti razzisti, anche se avessero avuto sede all’estero e quella di perseguire non solo i proprietari dei siti, ma anche i frequentatori non occasionali. Poi però terminò il governo Monti e con esso la proposta si arenò.

Fu poi il turno di Cecile Kyenge, allora ministro dell’Integrazione del governo Letta, che tentò di riproporre la norma. Ma, arrivata in Commissione, la proposta fu accantonata, con il timore che potesse costituire una limitazione della libertà di espressione. Pensate un po’…

Ma non è finita, dice Grasso: “Un protocollo aggiuntivo, del 2003, firmato anche dal nostro Paese, impegnava i governi a dotarsi di leggi specifiche per combattere il razzismo e la xenofobia on line. Il protocollo è stato ratificato ed è entrato in vigore nei principali Paesi europei (Germania, Francia, Olanda, Spagna, Portogallo, ecc.) con due vistose eccezioni: Regno Unito e, tanto per cambiare, l’Italia”

Ed ora: quanto dovremo aspettare? Ma soprattutto: cosa dovrà accadere prima che si metta mano ad una misura seria e incisiva che possa almeno tentare di arginare questi fenomeni?

FONTE: cartadiroma.org

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