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CHE OGGI SIA LA GIORNATA DELLA MOBILITAZIONE

3 ottobre 2014
lampedusa

Ci auguriamo che oggi sia la giornata della mobilitazione e non solo il giorno della memoria. Suona come una provocazione, è vero, ma si fatica ad accettare che le stesse forze politiche che rifiutano di prendere decisioni e assumersi responsabilità per salvare nuove vite, oggi s’inchinino di fronte al ricordo delle salme di quella tragedia e si permettano pure di tessere discorsi, in giacca e cravatta, con un microfono in mano. 

E’ vero, un discorso ci vorrebbe, ma fatto di proposte concrete, finalmente tangibili, pronte ad evitare altri 3 ottobre. Oggi è trascorso un anno da allora, quando 368 tra donne, uomini e bambini persero la vita in un terribile naufragio a pochi chilometri da Lampedusa.

I giorni della memoria vengono istituiti in ricordo di un passato finito una volta per tutte, ma il 3 ottobre, purtroppo, non ha mai avuto fine: dopo di lui c’è stato l’11 ottobre 2013, il 19 febbraio 2014, il 12 maggio, il 30 giugno, il 19 luglio, il 2 e il 28 agosto, ed infine, vicinissimi a noi, i terribili giorni di metà settembre. Giorni che hanno visto morire altre centinaia di persone, inghiottite da un mare beffardo e carico di false speranze.

Alla luce di questo, ci uniamo anche noi all’appello di Meltingpot.org perchè il 3 Ottobre non sia solo la giornata della memoria, ma possa essere il punto d’inizio per lanciare, anche a livello istituzionale, una serie di misure concrete. Cosa viene chiesto:

  • L’ abolizione immediata del sistema dei visti d’ingresso e l’istituzione di un diritto di asilo senza confini, che sopprima definitivamente la logica del Regolamento Dublino in tutte le sue versioni, permettendo la reale libertà di movimento di chi chiede protezione internazionale in Europa e garantendone il diritto di restare dove sceglie.
  • La costruzione immediata di percorsi di arrivo garantito che portino le persone in salvo direttamente dalle zone dei conflitti o immediatamente limitrofe ad esse fino all’Europa, mettendo a tacere ogni ipotesi di esternalizzazione dell’asilo politico nei cosiddetti “paesi di transito” extra Ue, come la Libia, l’Egitto, o la Tunisia, oggi più che mai incapaci di offrire i minimi standard di tutela dei diritti dei migranti.
  • La diffusione di un’accoglienza degna, che rispetti le vite e i desideri degli uomini e delle donne che arrivano in Europa e si sostituisca interamente alla logica dell’emergenza e della speculazione sull’emergenza.
  • La lotta senza quartiere contro tutte le campagne politiche e mediatiche di criminalizzazione dei migranti che, a solo un anno dal naufragio del 3 ottobre, tornano più che mai irresponsabilmente e indegnamente a connotare come “clandestini” i profughi in fuga dai conflitti, e ad allarmare la popolazione con inventati pericoli di epidemie e infiltrazioni terroristiche attraverso le rotte dell’asilo, alimentando senza ritegno la cultura dell’odio, della paura, dello “scontro di civiltà” e dell’islamofobia a fini demagogici.

 

 

 

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