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Chaouki per la riforma cittadinanza

26 febbraio 2014
chaouki
“L’Italia è plurale, ma un milione di figli di immigrati sono stranieri di nome, italiani di fatto. Ci dispiace sia sparito il ministero dell’Integrazione”. A proferire queste parole il deputato PD Khalid Chaouki durante l’intervento che lo ha visto protagonista martedì 24 febbraio in Parlamento durante la discussione per la fiducia al nuovo governo Renzi.
“L’Italia è già cambiata, è l’Italia dove italiani e nuovi italiani si sono già largamente mescolati. L’Italia certamente molto più plurale e multiculturale di quello che parecchi purtroppo, anche qui dentro, immaginano o perlomeno vogliono farci credere”.
Chaouki ha anche voluto ricordare che in Italia vivono un milione di figli di immigrati, “la cosiddetta seconda generazione”. “Stranieri di nome ma italiani di fatto, italiani con il permesso di soggiorno nelle città dove sono nati. Semplicemente ancora un’inaccettabile e ormai intollerabile fastidiosa ingiustizia”.
Quando Chaouki entrò in Parlamento, la riforma della cittadinanza, ha lui stesso voluto sottolineare nel suo discorso, era il primo punto del programma del Pd: “L’Italia sono anch’io non era solo uno slogan,  era la constatazione  di una sofferta rivendicazione  della propria identità. I nuovi italiani, e lo dico a quelli scettici per professione o per convenienza, non sono semplicemente un immaginario, ma sono parte integrante di questo nostro Paese. Non tolgono nulla alla nostra identità, Barack Obama,  Nicolas Sarkozi,  Elio di Rupo  non hanno tolto nulla al loro Paese, anzi ne sono stati e ne sono oggi tra i migliori e rappresentanti nel mondo”.
“Nessuno in questo Parlamento – ha sottolineato Chaouki – chiede lo ius soli secco, all’americana. Tutti noi siamo consapevoli che la cittadinanza ai figli di immigrati nati o cresciuti in questi Paese deve tenere insieme il radicamento dei genitori in Italia e il diritto  di questi bambini a crescere alla pari con i loro compagni e senza discriminazioni. Una nuova legge da realizzare con il consenso più ampio possibile . l’intergruppo parlamentare voleva proprio fare ciò”.
Ci dispiace che il ministero dell’integrazione non sia stato ripresentato in questa compagine, ma siamo convinti  che il tema debba rimanere con forza nell’agenda di questo governo, una migliore risposta a quello che è stato il clima velenoso anche contro la nostra collega Cècile Kyenge,  gli insulti e le offese barbare che hanno danneggiato la nostra immagine in Italia e in Europa per cui il consiglio d’Europa più volte ci ha condannato”.
“Serve una risposta concreta e serve tradurre in azioni – ha concluso il deputato del Pd – l’appello di Giorgio Napolitano,  che disse che era folle e inconcepibile non riconoscere il diritto di cittadinanza. Traduciamolo concretamente perché il diritto alla cittadinanza è un diritto di serie A e non di serie B”.
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