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C’ERA UNA VOLTA…IL PICCOLO MOHAMMED

23 settembre 2014
mammaimmigrata
C’erano una volta il piccolo Mohammed (nome inventato) e sua mamma Shadia (inventato anche il suo); scapparono dal Niger per raggiungere l’Europa e salvarsi da un terribile destino. Durante il lungo ed impervio viaggio, la mamma perse il velo, venne imprigionata in Libia ed il bimbo di soli sette anni si ritrovò a viaggiare solo. Arrivò in Sicilia e venne accolto dalla Cooperativa Prospettiva di Catania dove intraprese un percorso di integrazione, con il grosso dispiacere di non riuscire più a vedere la sua mamma. 

Grazie agli sforzi dei volontari di Save the Children, Shadia venne rintracciata e poté mettersi in contatto con suo figlio tramite Skype. Questo incontro provocò grande gioia nel ragazzino ma fece emergere anche le drammatiche condizioni fisiche e mentali in cui si trovava la mamma. La donna risultò molto spaventata e inorridita dalle numerose violenze e dai maltrattamenti che confessò subire quotidianamente all’interno del carcere. La Libia non aveva partecipato alla sottoscrizione della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiati nel 1951 per cui, stando alle testimonianze degli operatori di Amnesty International, si verificano gravi casi di violazioni dei diritti umani, specialmente all’interno dei centri di detenzione.
 
Gli operatori dell’associazione di Catania non demorsero e riuscirono a trovare l’unico modo offerto dalla legislazione italiana per fare entrare legalmente la madre di Mohammed in Italia. Grazie al comma 3 dell’articolo 31 (legge 286 / 1998) secondo cui “il Tribunale per minori può autorizzare, per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell’età di un bambino straniero che si trova sul territorio italiano, l’ingresso del genitore nel nostro paese o la sua permanenza, anche nel caso di presenza irregolare e di decreto di espulsione”, Shadia riuscì ad entrare in Italia.
Una volta trasferita nell’Ambasciata Italiana in Libia, la donna venne in seguito accompagnata a Pisa e poté finalmente riabbracciare il figlio, andatole incontro insieme agli educatori della Cooperativa.
Purtroppo non tutte le storie hanno un lieto fine e molti ragazzini, a causa dell’arresto dei genitori, della loro scomparsa o peggio ancora della loro morte, arrivano soli sulle nostre coste e vengono così definiti “minori non accompagnati”. 
Speriamo che tra le tante persone che intraprendono il viaggio in Europa, ci siano tanti Mohammed e Shadia.

FONTE:
www.argocatania.org
 
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